Quell’altro corpo senza nome da due anni in obitorio

C’è un’altra persona nella cella frigorifera della sala autoptica del cimitero di Brindisi. Un altro corpo che ha restituito il mare e che è rimasto senza nome. Al contrario dell’uomo annegato qualche giorno fa, e che potrebbe essere addirittura un brindisino che nessuno ha ancora riconosciuto, l’altra cella è occupata da un ragazzo giunto da lontano, pare dall’Iraq.

Ha una trentina d’anni ed è stato ripescato nel mare di Specchiolla nel 2012. Da allora, dopo essere stato sottoposto ad esame autoptico, è chiuso nel congelatore dell’obitorio perché per essere seppellito è necessario il nullaosta della procura e il magistrato non lo può rilasciare se non è stato completato l’iter internazionale per tentare l’identificazione e la restituzione del corpo alla famiglia. Quasi ogni settimana la direzione del cimitero chiede aggiornamenti su una situazione che si trascina da troppo tempo.

Non è il primo caso che avviene a Brindisi. Solo pochi mesi fa è stata sbloccata la situazione di una salma che per oltre cinque anni è stata chiusa nella cella frigorifera perché non era stata identificata e nessuno la rivendicava.

Sono sei in tutto il celle-frigo di cui dispone l’obitorio brindisino e due in questo momento sono occupate, dal giovane iracheno e dall’anziano ripescato mercoledì scorso nel porto di Brindisi.

Se il cadavere non viene identificato e la procura fornisce il nullaosta alla sepoltura, provvede il Comune, attraverso i Servizi sociali, a donare una degna sepoltura a quella persona doppiamente sfortunata perché morta e senza che nessuno pianga quella scomparsa.  E sulla tomba ci saranno solo una sigla e una data, il giorno della morte: quello della nascita resterà ignoto per sempre. Come se quella vita non ci fosse mai stata. (Gdn)