La Corte d’assise d’appello di Bari ha confermato cinque condanne all’ergastolo per una serie di omicidi legati a episodi di lupara bianca avvenuti a Canosa di Puglia tra il 2003 e il 2015, nell’ambito di regolamenti di conti per il controllo del mercato della droga.
I giudici hanno respinto i ricorsi degli imputati, confermando integralmente la sentenza emessa dalla Corte d’assise di Trani il 26 gennaio 2024, relativa a fatti per i quali gli arresti erano stati eseguiti nel novembre 2021.
Tra le condanne più gravi figura quella di Sabino Carbone, ritenuto responsabile di più omicidi, per il quale è stato confermato l’ergastolo con isolamento diurno. La stessa pena è stata stabilita per altri imputati coinvolti nei diversi episodi contestati, con differenti periodi di isolamento.
Le accuse riguardano la scomparsa e l’uccisione di più persone: Sabino D’Ambra, Giuseppe Vassalli, Sabino Sasso e Alessandro Sorrenti. Secondo la ricostruzione accusatoria, Vassalli sarebbe stato eliminato perché in ascesa nel mercato locale della droga e in contrasto con gli assetti criminali esistenti. Sasso e Sorrenti, invece, sarebbero stati uccisi per motivi legati alla spartizione delle piazze di spaccio, con i corpi successivamente distrutti per impedirne il ritrovamento. D’Ambra sarebbe stato invece eliminato perché ritenuto informatore delle forze dell’ordine.
Un ulteriore imputato è stato condannato a dieci anni e sei mesi per estorsione e reati connessi all’uso di armi, con aggravanti legate al metodo mafioso. Tutti gli imputati sono stati inoltre condannati al risarcimento delle spese legali delle parti civili.
La sentenza conferma l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia di Bari, che ha ricostruito una lunga scia di violenze legate alla gestione del traffico di stupefacenti nel nord Barese.