Sono 2.500 i posti di lavoro dell’indotto ex Ilva finiti al centro della nuova fase della vertenza di Taranto. Dopo l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo annunciato da Aigi, Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono alle aziende di fermare l’iter e attendere il confronto convocato a Palazzo Chigi per martedì 8 settembre. I sindacati definiscono la scelta una «fuga in avanti» e temono un effetto domino sulle imprese già provate da mesi di incertezza. Sullo sfondo resta anche il nodo della chiusura dell’area a caldo: mercoledì è attesa l’udienza sulla richiesta di sospensiva. La Fiom avverte che anche un eventuale stop al provvedimento non risolverebbe la crisi, perché le scorte di minerale sarebbero sufficienti solo fino alla fine di settembre o ai primi di ottobre. Le organizzazioni dei lavoratori chiedono al governo decisioni definitive sul futuro dello stabilimento, sulla decarbonizzazione e sulle garanzie occupazionali, mettendo in guardia dal rischio di una nuova e pesante tensione sociale a Taranto.