Sannicandro rimosso anche dai Giochi: un’occasione per mettere da parte i veleni

Editoriale di Gianmarco Di Napoli

L’inchiesta giudiziaria che vede coinvolto Elio Sannicandro, direttore dell’Asset (l’Agenzia regionale strategica per lo sviluppo) e commissario per il dissesto idrogeologico in Puglia, non ha nulla a che vedere con l’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 dei quali lo stesso Sannicandro era direttore generale. Sannicandro è indagato dalla procura di Bari per corruzione per atto contrario a doveri d’ufficio e turbata libertà degli incanti ed è stato destinatario di un’interdizione per un anno dai pubblici uffici, provvedimento cautelare che il gip ha ritenuto sufficiente, rispetto alla richiesta di arresti domiciliari avanzata dal pm. L’accusa è di aver incassato una tangente di 60 mila euro per favorire tre aziende foggiane nell’aggiudicazione degli appalti del dissesto idrogeologico. Lo stesso importo, 60mila euro, gli è stato sottoposto a sequestro preventivo.
Sannicandro, per il quale vale la presunzione di innocenza sino alla sentenza di terzo grado, è stato sospeso dal presidente Emiliano (che lo ha sostituito con un generale in pensione della guardia di finanza, ironia della sorte lo stesso corpo che dal 2020 indagava su di lui) ed è stato rimosso anche come dg dei Giochi del Mediterraneo: il presidente del Comitato organizzatore, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, ha nominato ad interim Carmine Pisano, che ricopre le medesime funzioni all’interno del Comune.
Sannicandro, al vertice secondo la procura di un ”collaudato meccanismo di addomesticamento e manipolazione di procedure di gara relative a lavori eseguiti nella Città metropolitana di Bari e in diversi Comuni del Foggiano”, dicevamo all’inizio non è assolutamente indagato per vicende che riguardano la gestione dei progetti per lo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo.
Sannicandro, però, ha una responsabilità che non ha nulla a che vedere con aspetti penali o giudiziari: ha contribuito, negli ultimi mesi, ad avvelenare il clima di uno degli eventi sportivi più iconici e universali che si svolgano a livello mondiale. I Giochi del Mediterraneo sono una versione ridotta dal punto di vista delle dimensioni (tre continenti coinvolti invece di cinque) ma tutt’altro che ridimensionati rispetto allo spirito decoubertiniano delle Olimpiadi. Anzi, per certi versi, rispetto a queste ultime, ne mantengono intatto quell’alone di puro senso sportivo che esse hanno perso negli ultimi decenni trasformandosi in un evento che esalta il professionismo esasperato.
I Giochi del Mediterraneo, che vedono la partecipazione di poco meno di 30 nazioni, sono stati inventati negli anni Cinquanta con l’obiettivo di rinsaldare i rapporti tra le nazioni che si affacciano sul “mare nostrum”, di far incontrare i giovani atleti per quegli scambi culturali le cui barriere spesso solo lo sport riesce ad abbattere. Centinaia di giovani atleti provenienti dai tre continenti hanno la possibilità per dieci giorni di vivere a contatto gli uni con gli altri.
Ma i Giochi non sono soltanto un evento sportivo. Il Paese ospitante (l’Italia ha ottenuto questo privilegio per la terza volta in quasi 70 anni) mette a disposizione fondi importanti per l’adeguamento delle strutture sportive: è un’occasione imperdibile soprattutto per realtà come quelle del sud Italia in cui gli impianti sono vecchi, superati e non hanno alcuna speranza di concreti interventi di modernizzazione. Grazie alle centinaia di milioni di euro a disposizione per i Giochi di Taranto 2026 non solo nel capoluogo ionico, ma in tutti i comuni che saranno coinvolti nelle manifestazioni, saranno sostanzialmente ristrutturati stadi, palazzetti, piscine e campi d’atletica.
Di tutto questo, una volta chiusi i Giochi, resterà a disposizione delle società sportive locali, anche e soprattutto di quelle giovanili, che per gli anni successivi potranno sfruttare l’onda lunga di un evento internazionale che comunque mostrerà le bellezze di questa parte della Puglia al mondo intero.
Sannicandro, sin dalla nomina del Commissario straordinario governativo ai Giochi, Massimo Ferrarese, avvenuta la scorsa estate, e nonostante l’immobilismo che aveva caratterizzato fino ad allora l’organizzazione dell’evento (al punto da spingere il governo a commissariarne la struttura logistica) ha assunto una posizione disfattista ed esageratamente polemica. Mettendosi di fatto di traverso e rallentando ulteriormente i tentativi di Ferrarese e degli altri enti coinvolti, di recuperare il tempo perduto. Solo venti giorni fa, l’ormai ex direttore generale, rivendicava la mancata assegnazione degli appalti, annunciando l’imminente fallimento del progetto Giochi e il trasferimento dell’evento sportivo in un’altra location.
Questa guerra scatenata da Sannicandro, qualsiasi ne siano state le ragioni, hanno avvelenato – anche e soprattutto agli occhi dell’opinione pubblica – l’immagine di una festa di sport, trasformandola per mesi in una diatriba politica e di interessi della peggior specie.
L’addio, cause forza maggiore, di Sannicandro ai Giochi del Mediterraneo, deve diventare l’occasione per riportare alla giusta dimensione l’evento, abbassare i toni, spegnere le polemiche, da parte di tutti. Da parte di Emiliano che forse si è fidato troppo del suo delfino, del sindaco di Taranto, del governo, del Coni. Si riprenda il cammino tutti insieme, sfruttando al meglio i pochi mesi rimasti, recuperando per quello che si può il tempo perduto. Il successo dei Giochi del Mediterraneo 2026 sarebbe il successo di tutta la Puglia, un fallimento non deve essere neanche preso in considerazione. Ma il rischio c’è.