Quando l’amore è dividere me da te

Mercoledì 3 aprile in Brunei è entrata in vigore una legge che punisce l’adulterio e il sesso omosessuale con la morte. Chiunque venga giudicato colpevole di questi reati sarà lapidato a morte, secondo un nuovo codice penale basato sulla legge della Sharia, un sistema legale islamico che delinea severe pene corporali.
Le severe leggi furono annunciate dal Sultano di Brunei, Hassanal Bolkiah, già nel 2014 e sono state gradualmente introdotte nella piccola nazione nell’isola del Borneo, nel sud-est asiatico. L’ultima fase di attuazione, comprese le brutali nuove disposizioni, è stata annunciata in silenzio sul sito web del procuratore generale del Brunei a dicembre.
La novità è accolta “con preoccupazione”, fa sapere la CNN che informa pure quali siano “veementi” le critiche mosse dal Dipartimento di Stato degli Usa. Come pure forte è stata quella del cancelliere austriaco Sebastian Kurz che ha definito le nuove regole “crudeli e disumane”.
Una dichiarazione dell’ufficio del primo ministro del Brunei, pubblicata sabato, ha precisato che il paese non ha intenzione di fermare la legge a causa delle pressioni internazionali. Nella dichiarazione si legge: “Il Brunei Darussalam è un paese sovrano islamico e completamente indipendente e, come tutti gli altri paesi indipendenti, applica il proprio stato di diritto”.
Il Brunei è lontano dalla nostra quotidianità e se non fosse che riecheggia ricordi di letture salgariane e la bella serie televisiva dedicata a Sandokan ed al suo avversario “James Brook, il maraja Bianco che proprio nel Brunei aveva la sua roccaforte, altro non ci sarebbe da aggiungere. Quanto l’amore contrastato tra l’eroe che Emilio Salgari creò dalla sua immaginazione, Sandokan, e la bella “perla di Labuan”, nipote del più fedele collaboratore di James Brook, sia stato alla base della saga dei racconti malesiani, lo ricordano coloro i quali hanno i capelli bianchi, giovani nel lontano 1976, quando a sedere dinanzi alla TV eravamo tantissimi ad emozionarci dalle “tigri della Malesia” ed i loro nemici i “dajaki”, mercenari tagliatori di teste. E dei tentativi eroici di Sandokan di vincere ogni ostacolo che lo separava dalla bella Marianna.
Quanto la storia di quella coppia abbia segnato l’immaginario collettivo italiano del tempo, lo si trova scritto tra i libroni delle anagrafi alle nuove nascite, dove si leggono più spesso i nomi di Marianna e Kabir dal nome dell’attore indiano Kabir Bedy che dava fisicità a Sandokan.
Come l’amore che cerca i mille modi per sconfiggere le forze che lo ostacolano, sia finito con l’essere il sentimento che produce la più folle delle violenze, sta scritto nel degrado e nella costante azione di erosione dei valori, i principii, i diritti e le agenzie educative che in questi ultimi decenni sono state sempre più emarginate dal processo di rigenerazione, lasciando la persona sempre più sola ad abbrutire la propria individualità in un processo di solitudine che ha alterato la consapevolezza di un sì all’amore che unisce e condivide, per asserire sempre più un sì che convince perché conviene.
Conviene perché soddisfa la fame di sentirsi appagato; conviene perché risolve nell’immediato un bisogno di compagnia, magari allegra, magari simpatica; conviene perché in un percorso involutivo dell’io, ogni altro diventa strumento di soddisfazione, forse sollievo, agognando egoisticamente persino che l’altro finisca col caricarsi ogni nostra responsabilità di vivere.
In questa seconda decade di questo secolo, ci si accorge sempre più che le nostre sono relazioni al limite, inquinate da troppe inquietudini, incapaci di mettere in condivisione col partner quel minimo sindacale di valori sentiti insieme, su cui basare una relazione che traguardi il lungo periodo.
Accade allora sempre più spesso che le coppie scoppino e nella deflagrazione molti si facciano male. L’omicidio-suicidio tra chi si è caro, comprensibile quando a determinarlo è quel sentimento di condivisione che oltrepassa il limite della necessità di sopravvivere alla persona amata, affetta da una malattia ad esito infausto, si estende a quanti con l’atto di violenza estrema e risolutiva, dichiarano fallimento ad ogni loro tentativo di vivere con amore e per amore.
Negli ultimi tempi diventa sempre più cattiva e pressante la violenza che un genitore esercita alla coppia, sopprimendosi assieme ai figli, innocenti effetti collaterali di un amore amaro, acido, tossico. Evento di denuncia al partner superstite a cui si nega, con violenza inaudita il diritto di dare una chance ai figli.
Di fronte alla devastante tragedia che opera a tutte le latitudini e che mortifica ogni progetto di vita, è il ritorno al medio evo che diventa proprio il confine nuovo di un degrado, di una retrocessione, che uccide il futuro di ognuno.
L’esempio del Sultanato del Brunei che intende operare con la sanzione corporale alla deriva dei costumi, secondo loro, deviati, non è concepibile, ma se da quelle parti si fa ricorso al rispetto di una norma promulgata da uno Stato sovrano, qui da noi, non c’è giustificazione che tenga riguardo all’assenza di rispetto per l’amore che è motore di ogni vita.