Cannalire (Pd): “Gli errori commessi sono la nostra risorsa”

Francesco Cannalire, dopo la sua nomina a segretario cittadino del Pd ha ripetuto più volte una frase: non dobbiamo più ripetere gli errori del passato. A cosa fa riferimento?
“Alla scelta delle persone. Ogni partito deve essere nelle condizioni di trasmettere idee, progetti, valori, per arricchire la vita della comunità. Alcune persone, cui era stato chiesto di fermarsi per un giro, in modo da lasciare spazio ad altri, hanno dimostrato che il loro interesse non era quello di supportare il partito, ma di utilizzarlo come un taxi per perseguire i propri interessi e le ambizioni personali”.

Fa riferimento alla fase prelettorale?
“Indubbiamente sia al momento in cui Emiliano ha messo alla porta chi non rispondeva palesemente agli interessi del Pd, ma anche a chi – durante la consiliatura – ha abbandonato lo schieramento, non certo per questioni di natura politica ma chissà per quali altri interessi”.
Alla luce di quanto avvenuto nelle ultime settimane, è convinto che la scelta di staccare la spina all’Amministrazione comunale sia stata tempestiva, o eccessivamente frettolosa, o sbagliata?

“Non penso che quella di far cadere una giunta possa essere una cosa programmata o da programmare. Le opposizioni sono intervenute all’ennesimo momento di difficoltà della giunta Carluccio e hanno colto l’attimo, senza dubbio – anche qui – inserendosi in problemi della maggioranza che avevano poco di politico e molto di personale. Era chiaro che l’Amministrazione era partita in un certo modo e non riusciva a scollarsi questa patina di perenni crisi, perenni risse e divisioni. E tutto si risolveva con il riconoscimento di prebende. Era una situazione non più sopportabile non solo per l’opposizione ma per l’intera cittadinanza. Era una maggioranza suddivisa in diciassettesimi”.

E facendo un ulteriore passo indietro, ritiene che il motivo della sconfitta del vostro candidato sindaco possa essere stata dovuta a certi malumori interni legati sia alla scelta di un elemento esterno al partito che al mancato svolgimento delle primarie, che erano il vostro cavallo di battaglia?

“Voglio che sia chiara una cosa. Marino non era il candidato del Partito democratico, ma sostenuto insieme all’intera coalizione”.

Sì, ma Emiliano ci ha messo il cappello sopra ed era a tutti gli effetti il “suo” candidato.

“Emiliano lo aveva individuato tra i pochi candidati a disposizione tant’è che non ha mai aderito al Pd. Io credo che il problema non siano state le mancate primarie quanto il fatto che non si è riusciti a organizzare un progetto di città che fosse vincente e convincente. Ed è stato dovuto al corollario di movimenti civici che nascono esclusivamente in funzione degli appuntamenti elettorali ma che in qualche modo disperdono le energie e la forza di penetrazione dei partiti. Dobbiamo fare autocritica, dobbiamo ammettere che non siamo stati bravi a trasmettere alla gente la nostra visione di città”.

Si è già fatto un’idea sulla gestione commissariale della città?

“Penso che sia ancora presto, ma devo dire che ci sono segnali importanti come lo svolgimento delle audizioni pubbliche per l’individuazione degli amministratori delle partecipate. La Carluccio ha il merito di averle introdotte ma sappiamo bene che di fatto furono solo operazioni di facciata. Invece le audizioni organizzate dal commissario hanno avuto una reale valenza”.

D’accordo, Cannalire. Ma in fondo è facile per un commissario scegliere la strada migliore non dovendo sottostare alle richieste, o alle imposizioni, della politica. Vuole dire che se tornerete ad amministrare la città, svolgerete le audizioni e sceglierete senza dar conto a nessuno?

“Assolutamente no, la politica anzi deve avere un ruolo nelle scelte. Ma è a monte che si deve compiere la selezione. La rosa dei candidati ad occupare determinate poltrone deve essere composta da persone di qualità e di spessore, tra le quali poi operare la scelta politica. Cosa che invece dalla giunta Carluccio non è stata fatta”.

Pensa che la scelta del prossimo candidato sindaco spetti ancora a voi?

“Ci sarà un tavolo programmatico, allargato a tutto il centrosinistra, senza preclusioni. Concorderemo quali devono essere i criteri da adottare per l’individuazione del candidato. Dobbiamo fare tesoro degli errori commessi, ma non di quelli dell’ultimo anno, dobbiamo risalire sino al 2009, quando venne candidato sindaco Salvatore Brigante. Prima di pensare a un candidato bisogna studiare bene il programma. Se la coalizione troverà nella rosa che avremo indicato la persona giusta ne saremo lieti”.

Non teme che le sorti del Pd, anche quello brindisino, dipendano molto dagli umori di Emiliano e dai suoi rapporti con Renzi?

“Con la scelta di un segretario unitario penso sia stato dato un segnale forte: il Pd di Brindisi non si è lasciato coinvolgere dalle dinamiche nazionali e delle correnti. Queste ultime sono una ricchezza per il confronto interno e la dialettica. Ma qui siamo riusciti a mettere insieme le diverse visioni e a farne sintesi, sacrificando ognuno qualcosa. Emiliano è il governatore e un grande punto di riferimento, ma il futuro del Pd brindisino è tutto nelle nostre mani”.

Gianmarco Di Napoli per IL7