Rileggere, quasi meglio che leggere

 Un bel po’ di anni fa, forse affetto da una sorta di ansia da accumulo, ero persuaso che rileggere un libro fosse, tutto sommato, una perdita di tempo. Pensavo: perché leggere una storia che già conosco quando quel tempo posso impiegarlo per leggerne una nuova? Ragionavo come se dovessi immagazzinare quanti più titoli possibili e mettere in bacheca… trofei su trofei.

Che ingenuità! Non avevo ancora capito che rileggere un libro significa leggere un altro, un nuovo libro che, nonostante l’apparenza dell’identica copertina, e degli stessi caratteri stampati dalla prima all’ultima pagina, non sarà mai uguale, e forse nemmeno simile, a quello letto in precedenza.

Che l’abbia formulato Platone o Eraclito o chissà chi, l’aforisma “Panta rei” rappresenta  una verità inconfutabile non solo rispetto al cosmo ma anche all’uomo. Così ciascuno di noi è una persona diversa da quella che era ieri e da quella che sarà domani. E poiché il vero autore del libro non è colui e colei il cui nome campeggia sulla copertina, ma il lettore, cioè ogni singolo lettore (non esiste IL romanzo “Il Codice Da Vinci”, bensì 80 milioni di romanzi, con lo stesso titolo ma assolutamente diversi tra loro, esattamente quanti sono i lettori che nel mondo hanno letto il romanzo scritto, solo apparentemente, da Dan Brown), ecco che potremo leggere anche cento volte le pagine dello stesso volume e avremo letto sempre una storia diversa…

Be’, forse mi sono un po’ incartato, ma spero di essere riuscito in qualche modo a far capire ciò che voglio dire.

Lo stato d’animo del momento, le più recenti esperienze, le altre letture, le nuove conoscenze, una diversa sensibilità condizioneranno il nuovo approccio e potremo cogliere sfumature sfuggite al precedente passaggio, o vedere la storia e i personaggi da una diversa prospettiva. E, ancora, potremo godere comunque del piacere della ripetizione di quei periodi, di quelle frasi, di quelle singole parole che in precedenza ci hanno ammaliato e che, ne possiamo star certi, ci offriranno emozioni e incanti vecchi ma pur sempre nuovi. Del resto, perché i bambini, che sono assai più saggi di noi adulti, si fanno ripetere una, dieci, cento volte la “stessa” favola?

Insomma, col tempo ho capito che rileggere è bello. Altro che tempo perso! Ho letto almeno due o tre volte tutti i romanzi di Cosimo Argentina e di Arturo Perez Reverte, per esempio. Di loro magari dirò qualcosa in seguito. Ma il romanzo che ho letto e riletto più volte (credo almeno dieci) è “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi. Perché? Be’, parafrasando quanto scrive Tabucchi nelle prime righe a proposito della ragione della scelta di Pereira di ricopiare un pezzo della tesi di Francesco Monteiro Rossi, questo non sono in grado di dirlo… O, meglio, posso solo provarci. Non essendo un critico letterario, mi piace pensare semplicemente che la causa della mia passione (che ovviamente so di condividere con tantissimi) per questo romanzo sta nell’empatia quasi magica che a volte, anzi per fortuna spesso, si crea tra un lettore e una storia o un personaggio.

Pereira è un anziano giornalista di Lisbona. Dopo essersi occupato per anni di cronaca, cura la pagina culturale di un periodico di regime nel Portogallo salazarista della fine degli anni Trenta. È un uomo mite, malinconico e ormai demotivato, che subisce gli eventi e vive nel passato, soprattutto nel ricordo della moglie defunta, e che crede che la letteratura sia la cosa più importante del mondo, ma l’incontro con il giovane Monteiro Rossi e la sua fidanzata Marta, oppositori del regime, pian piano lo scuoterà e – con l’aiuto anche  di un illuminato uomo di Scienza, il dr. Cardoso, e di un uomo di Chiesa, l’agguerrito don Antonio – risveglierà la sua coscienza e lo farà tornare all’azione, alla vita, spingendolo, nel bellissimo finale, ad un coraggioso e geniale atto di ribellione.

Sono stati sottolineati giustamente i grandi temi, presenti nel romanzo, della politica, della libertà, delle dignità umana, del ruolo della letteratura. Io  non azzardo considerazioni… temerarie sugli spunti che in tal senso offre un simile capolavoro di un tale gigante della narrativa. Però, però… da semplice lettore dico che trovo straordinaria l’ambientazione; raffinatissima, e spesso lirica, ma sempre scorrevole, la scrittura; attualissimo il messaggio; magica l’atmosfera dolce e malinconica; esemplare la capacità di coinvolgere il lettore e farlo sentire vicino, vicinissimo, ad un personaggio umano e davvero indimenticabile.

È un libro impegnato, dalla forte valenza civile, certo, ma è anche puro godimento che va al di là del messaggio e dell’intreccio, perché la prosa semplice ma al tempo stesso elegante e avvolgente di Tabucchi induce spesso a lasciarsi cullare dal suono delle parole, dalla loro forza evocativa…

“Mi piace assai il flessuoso avvincersi, l’uno con l’altra, delle parole; e rispondersi; e melodiosamente fingere i moti del cuore.” (Gesualdo Bufalino, Le menzogne della notte).

“Sostiene Pereira” è un romanzo imperdibile. Quei pochi che non l’hanno letto, colmino al più presto la lacuna! Chi lo ha già letto, lo rilegga… E, anzi, quasi quasi lo riprendo anch’io. Sarà un anno che non mi ritrovo con il buon dottor Pereira e ne ho un po’ nostalgia…

PS È appena il caso di ricordare anche il bel film, omonimo, diretto nel 1995 da Roberto Faenza, che vide come protagonista il grande Marcello Mastroianni, alla sua ultima – e al solito magistrale – interpretazione di una pellicola di produzione italiana.

MICHELE BOMBACIGNO