Ma noi di Brindisi da quand’è che siamo Salentini?

Tutti sappiamo bene, o perlomeno lo dovremmo ben sapere, che Brindisi fu elevata al rango di provincia abbastanza di recente, nel 1927 per la precisione, sotto il governo e per volere di Benito Mussolini, mentre fino a quell´anno la cittá era amministrativamene un comune appartenente alla provincia di Lecce. Peró é anche interessante ricordare cosa era successo un pó piú indietro nel tempo, anzi meglio detto, un pó piú indietro nella storia.

Tra l´XI e il XII secolo, con i Normanni nasceva il primo Regno di Sicilia, che univa i territori della contea di Sicilia, dei ducati di Puglia e Calabria, del ducato di Napoli, del principato di Capua e dell´Abruzzo. E con la fondazione del regno si originó una suddivisione amministrativa dei territori continentali che li vide organizzati in tre grandi unitá: la Calabria, la Apulia e la Terra di Lavoro. I confini di queste tre unitá amministrative erano invero piuttosto labili e la loro stessa struttura amministrativa non era ben definita. Nell´Apulia furono fondati intorno al 1055, la contea di Lecce, la contea di Nardò, la contea di Soleto e nel 1088 il principato di Taranto, al quale fu ascritta anche Brindisi.
Nel XIII secolo, con il regno dello svevo Federico II, subentró l´istituzione dei ”giustizierati”, ovvero distretti di giustizia governati da funzionari, i giustizieri, nominati dal sovrano e che rappresentavano l´autorità regia a livello territoriale. L´imperatore organizzò il territorio del suo regno italiano in undici giustizierati: due insulari e nove peninsulari. Sul continente i nove giustizierati erano: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Capitanata, Principato e Terra Beneventana, Terra di Bari, Terra di Lavoro e Contado di Molise, Valle di Crati e Terra Giordana, e Terra d´Otranto che grossomodo comprese le attuali provincie di Lecce Taranto e Brindisi.
In epoca aragonese, durante il XV secolo, la figura del giustiziere venne sostituita con quella del funzionario regio, mentre i territori amministrativi del Regno di Napoli vennero denominati “province” configurando un assetto di dodoci province, tra le quali Terra d´Otranto, la Provincia Hydruntina, che seppur con alcune variazioni territoriali, manterranno con gli spagnoli invariati il numero e la denominazione fino alla riforma napoleonica del 1806.
Con la legge 132 dell´8 agosto 1806, il re Giuseppe Bonaparte riformò la ripartizione territoriale del Regno di Napoli sulla base del modello francese e soppresse definitivamente ciò che restava del sistema dei giustizierati. Tra le tante innovazioni introdotte dai francesi vi fu anche la sistematica suddivisione delle province, ognuna delle quali con a capo un “intendente”, in successivi livelli amministrativi gerarchicamente dipendenti dal precedente.
Al livello immediatamente successivo alla provincia appartenevano i distretti, con un capoluogo e con a capo un “sottintendente”, che a loro volta erano suddivisi in circondari. Questi erano costituiti dai comuni che, con ognuno a capo un sindaco, costituivano l´unità di base della struttura politico amministrativa dello stato, grazie all´introduzione del concetto di ente comunale che si sostituiva a quello plurisecolare di “universitas” di origine longobarda.
I sindaci venivano nominati dal re o dall´intendente a seconda della taglia demografica del comune, ed erano affiancati da un “consiglio decurionale” composto da un numero di membri variabile in funzione della popolazione del municipio e che erano eletti all´interno di liste di ‘elegibili’ confezionate sulla base della rendita annua e delle professioni liberali.
Il territorio del Regno delle Due Sicilie risultó cosí suddiviso in 7 province insulari e 15 province continentali. Queste ultime erano: Provincia di Napoli, Terra di Lavoro, Principato Citra, Principato Ultra, Basilicata, Capitanata, Terra di Bari, Terra d´Otranto, Calabria Citeriore, Calabria Ulteriore Prima, Calabria Ulteriore Seconda, Contado di Molise, Abruzzo Citeriore, Abruzzo Ulteriore Primo, Abruzzo Ulteriore Secondo.
La provincia di Terra d´Otranto comprendeva i seguenti quattro distretti: Lecce (che fungeva anche da capoluogo della provincia), Brindisi, Gallipoli e Taranto. Ogni distretto era suddiviso in circondari, di fatto i comuni con oguno i rispettivi adiacenti villagi rurali, per un totale di 44. E questo sistema amministrativo napoleonico, di fatto restó invariato anche dopo la parentesi decennale che, conclusa nel 1816, precedette la restaurazione ed il ritorno dei Borbone sul trono del regno. In quell´anno 1816 Brindisi, capoluogo dell´omonimo distretto composto da 15 comuni, contava 6114 abitanti.
Dopo l´unità d´Italia, nel 1861, la provincia di Terra d´Otranto cambiò il nome in Provincia di Lecce. I quattro distretti in cui era diviso il suo territorio restarono peró inalterati, divenendo circondari del Regno d´Italia. Nel 1923 fu costituita la provincia di Taranto scorporandone il territorio da quella di Lecce e finalmente, nel 1927, fu costituita la provincia di Brindisi, scorporandone allo stesso modo il territorio da quella di Lecce e aggregandovi i comuni di Fasano e Cisternino, scorporati a loro volta dalla provincia di Bari.
Ma cosa era avvenuto intorno a Brindisi prima ancora dei Normanni? Ebbene dopo la formale caduta dell´impero romano d´occidente registrata nell´anno 476 dC, e a conclusione del ventennale conflitto greco-gotico, nel 553 dC i vincitori Bizantini tentarono di reintegrare l´Italia all´impero romano d´oriente, e nella parte piú a sud della penisola italiana fondarono il Ducato di Calabria con Otranto capitale, aggregando i territori del Brutium, l´odierna regione calabrese, ai territori dell´attuale meridione pugliese, quelli che avevano costituito la Calabria dei romani e che estendevano i confini settentrionali lungo una sorta di muraglia difensiva costruita tra Bari e Brindisi a salvaguardia del territorio dalla minaccia dei Longobardi.
Quando peró questi nordici cominciarono a rioccupare parte di quei territori, ed in particolare Taranto e Brindisi, il nome Calabria cominció ad essere utilizzato piú per designare il solo Bruzio, mentre per quella che era stata la romana Calabria cominció ad essere utilizzato il nome di Terra d´Otranto. I Longobardi non furono certo campioni di organizzazione amministrativa e perció si dovette attendere fino all´arrivo dei Normanni per finalmente poter ricomiciare a parlare di uno stato vero e proprio per il tutto il meridione italiano.
E finalmente, prima dei Romani, che a Brindisi giunsero nel 267 aC, cosa era avvenuto nel territorio brindisino? Ebbene ormai quasi tutti gli storici concordano pienamente sulle origini messapiche di Brindisi, Brunda appunto, prima di divenire la Brundusium romana in quel 267 aC, quando Brunda fu probabilmente l´ultima cittá importante ad essere incorporata ai domini italici di Roma, dopo la vittoria degli eserciti repubblicani romani nelle guerre sannitiche e la loro successiva conquista di Taranto nel 272 aC e quella di Reggio nel 271 aC.
Però i consensi degli storici si vanno via via diradando quando si tratta di definire chi fossero i Messapi, da dove e quando fossero giunti e quale fosse l`estensione del loro territorio, la Messapia. I Romani infatti, quando conquistarono la Messapia, oltre a mutarne il nome in Calabria, e non si sa bene perché lo fecero, seppellirono con le loro memorie storiche tutto ciò che poterono vedere di quel popolo e di quei territori e che poterono eventualmente conoscere dei loro antecedenti. E la augusta Regio II romana, si denominó “Apulia et Calabria”.
Ed é storicamente abbastanza accreditata anche la tesi secondo cui quella Apulia et Calabria, l´attuale Puglia, coincidesse giá molto prima del 1000 aC, con la denominata Japigia, e che ad un certo momento questa si era suddivisa in Daunia al nord, Peucezia al centro e Messapia al sud. Come del resto la stessa Messapia si era successivamente suddivisa tra i due popoli contigui: i Messapi a sudest, e i Sallenzini, i greci di Taranto, nella Sallenzia, a ovest sulla costa ionica, a partire dalla fondazione della spartana Taranto nel 708 aC.
E allora…? I Brindisini fummo Messapi e poi Calabri, ancora poi Otrantini e quindi a Leccesi… Ma da quando Salentini? E perché Salentini?
Stando alla ricostruzione di cui sopra, sembrerebbe che in origine i Salentini fossero solo gli abitanti ionici di Taranto e dintorni (quei Sallenzini appunto), i quali coesisterono per qualche centinaia di anni, e non proprio amichevolmente, con i presistenti Messapi dei quali facevamo parte i Brindisini, fino a quando tutti quanti fummo poi colonizzati e latinizzati dai Romani.
Ed infatti, per lo meno una delle tesi accreditate sull´etimologia della parola Salento é quella che, secondo Strabone, la fa derivare appunto dal nome di alcuni coloni cretesi che si stabilirono in quelle zone, chiamati Salenti perchè originari della città cretese di Salenzia, anche se in effetti il toponimo Salento ha origini decisamente incerte e controverse. Un´altra tesi per esempio, lo farebbe derivare dal termine latino ”salum” inteso come ”terra in mezzo al mare”, visto che i Romani -Plinio- chiamavano Sallentini gli abitanti delle paludi acquitrinose che si addensavano intorno al golfo di Taranto. E un´altra ipotesi infine, a dire il vero un pó bizzarra, è quella che collega il toponimo ad una non meglio documentata alleanza stipulata ”in salo”, ovvero in mare, fra vari gruppi etnici che quindi popolarono quel territorio.
Certo é invece che la storia, quella documentata ed accertata, non identifica una data o un periodo di tempo nel quale tutto il territorio piú estremo della Puglia si sia formalmente o amministrativamente denominato Salento, ma invece insegna che in successione cronologica quel territorio ha, durante gli ultimi 3000 anni, via via costituito la Messapia, la Calabria, la Terra d´Otranto, la Provincia di Lecce e finalmente, l´assieme delle tre province di Lecce Taranto e Brindisi.
E comunque sembrerebbe che il toponimo Salento, di introduzione relativamente recente, sia piú giusto supeditarlo al termine “Salentini” che invece, come giá commentato, puó rivendicare un uso certamente molto piú antico, risalente al periodo romano, quando identificava gli abitanti di una porzione specifica e abbastanza ben delimitata della penisola.
E allora in conclusione, quello che é chiaro é che a Brindisi siamo Salentini da non tantissimo tempo e che neanche sappiamo bene perché lo siamo; e sopratutto, non é chiaro perché non sia la storica Messapia, e non Salento, la denominazione di questa nostra storica regione che si estende tra due mari a sud della diretrice Taranto-Ostuni, “la soglia messapica”, appunto!

gianfrancoperri@gmail.com