A Brindisi beviamo meno vino: sarà indice di declino?

A Brindisi beviamo sempre meno vino: sará ció indice di declino?
Non é per voler celebrare Bacco, il ché andrebbe anche bene visto che siamo a San Martino, ma voglio qui parlare di vino, del nettare degli dei, per commentare che un amico mio, molto simpatico e un pó filosofo, mi ha confidato di aver scoperto, a seguito di una sua personalissima indagine molto approfondita, che l´attuale ‘paventato declino’ di Brindisi ha una chiara spiegazione: “beviamo sempre meno vino” e

Purtroppo, tale fenomeno é ancor piú pronunciato tra i giovani brindisini, proprio tra coloro sui quali invece dovremmo piú sperare.
Qualche amico mio brindisino che io conosoco bene dovrebbe, in veritá, bere alquanto meno, ma in media tutti i Brindisini dovrebbero invece bere più vino. Un settore come quello vitivinicolo, da sempre presente nella storia e nella tradizione brindisina e fondamentale per l´economia della cittá, non dovrebbe esser lasciato alla sola mercé dell´esportazione, nazionale e sopratutto internazionale, che é pur sempre utile necessaria e provvidenziale, grazie alla quale le cose vanno ancora relativamente bene, specialmente dopo il recente boom del 2012.
Il deficit di produzione per il 2012 è stato infatti il più grave negli ultimi 40 anni. C´è stata una flessione mondiale del 10% del vino immesso sul mercato, contemporaneamente ad un aumento dei consumi dell´1%. Ed alcune autorevoli previsioni indicano che a breve ci sará un importante deficit di vino nel mondo: mancheranno presto sul mercato 4 miliardi di bottiglie di vino, giacché i 30 miliardi di bottiglie attuali non basteranno piú.
Per fortuna c´è chi è meno pessimista: “è più probabile che finisca prima il petrolio” ha affermato il presidente degli enologi italiani, perchè anche se è vero che si affacciano sul mercato nuovi paesi consumatori, ora il clima mutato permette di fare il vino in luoghi nordici prima impensabili. La fosca previsione potrebbe quindi non avverarsi. In fondo, di vino sulla terra ce n´è abbastanza fin dai tempi del diluvio, quando Noè sbarcando dall’arca, piantò una vigna e si ubriacò, proprio come Giovanni Bellini ce lo ha immortaló in quel suo bell´oleo.
E poi sembra che il 2013 non sia andato così male: la crescita produttiva in Italia sarà del 2%, del 7% in Francia e addirittura dell´80% in Romania: dopo sei annate consecutive di raccolti modesti, la produzione di vino per il 2013 può essere considerata relativamente elevata.
Ma tornando alle faccende di casa nostra, a dire il vero il fenomeno della diminuzione del consumo di vino sembra sia decisamente nazionale, giacché riguarda praticamente quasi tutta l´Italia. Ma questa pericolosa “enofobia” che, specialmente a mezzogiorno, coglie sempre più uomini giovani messi di fronte al sacro liquido, dovrebbe essere contrastata prima che sia troppo tardi, visto che tra i giovanissimi sta creando un pericoloso vuoto che inevitabilmente viene colmato da altre bevande, certamente meno buone, non di certo nostrane e sopratutto, spesso e volentieri, pericolose: i super alcolici, sempre piú miscelati e sempre piú mimetizzati, di provenienza assolutamente incerta e che vengono ingeriti, preferibilmente lontano dai pasti, ed al solo fine di ’surriscaldare’ l´ambiente ed il proprio animo.
Udite, udite: in Italia nel 2012 si è bevuto meno vino che nell´anno dell´Unità, nonostante che nel frattempo la popolazione sia aumentata di piú del 50%. Il consumo assoluto di vino si è infatti fermato ad appena 22 milioni di ettolitri bevuti l´anno scorso contro i 23 milioni bevuti al tempo di Garibaldi.
I diagrammi dei consumi di vino pro capite poi, mettono tristezza: si parla di meno di 40 litri all´anno, meno di una bottiglia a settimana. Quasi uno ogni tre cittadini di Brindisi beve vino solo in occasioni di feste particolari, mentre solo uno su quattro lo beve a tavola tutti i giorni. E uno ogni 20 è anche un astemio totale. E non credo che in questo caso la onnipresente ed onninvocata crisi giuochi un ruolo impattante, vista l´abbondanza dell´offerta ed i prezzi, che a Brindisi sono decisamente modici se rapportati alla qualitá e sopratutto se confrontati a quelli dei potenziali ed eventuali surrogati del vino.
Naturalmente c´é anche chi afferma che oggi rispetto a ieri é diminuita la quantitá a favore della qualitá dei vini consumati: probabilmente é vero, ma naturalmente dipende da quale ‘ieri’ si prende a riferimento. E comunque, é certamente positiva la tendenza a consumare vino non per dissetarsi, ma per una genuina passione, e quindi scegliendolo in maniera meno abitudinaria ed acquisendo sempre piú la cultura del buon vino.
Peró, considero che sia proprio quella giá citata nuova abitudine, sempre piú diffusa tra i giovani, di bere fuori pasto, che debba preoccupare di piú: prima il bere era legato allo stare a tavola, ora non più, e questo vuol con ogni probabilitá dire che tra i giovani non si privilegia piú tanto il socializzare stando a tavola, il ché di certo non puó che destare rinnovate preoccupazioni.
La versione hard del drink preso dopo o prima di cena si chiama bindge drinking, che press´a poco vuol dire ”bere per ubriacarsi”, ed è quello che fanno moltissimi giovani durante il weekend, e non solo. Consiste nel darci sotto con grandi quantità di alcool in uno stretto arco di tempo. In Italia è un modello per tre milioni e mezzo di persone. Un uomo su dieci al di sopra dei 14 anni lo fa almeno una volta all´anno, ma la percentuale sale pesantemente per i giovani fra i 18 e i 24 anni: al 24% dei maschi e al 12 % per le ragazze.
E ritornando al principio, cioé al mio ironico amico filosofo: lui certamente non lo sapeva, ma quando parlava di decadenza della cittá dovuta al minore consumo di vino dei suoi abitanti, il legame tra i due elementi non era in effetti solo frutto della sua fantasia.
É infatti statisticamente provato che il consumo di vino é inversamente proporzionale alla ricchezza di una determinata regione: in Italia, per un PIL pro capite per regione indicizzato di 20, la penetrazione dell´uso abituale del vino é del 48%, mentre ad un PIL pro capite di 30 la percentuale d´uso di vino sale al 55%. Tra il 2007 ed il 2012 la popolazione bevitrice abituale di vino in Puglia si é ridotta dell´11% mentre nel Veneto si é incrementata dell´1%.
Ma allora? Una volta completata la diagnosi, la soluzione é certamente piú a portata di mano, e quindi… ci siamo: d´ora in avanti a bere piú vino, buono e brindisino! Ma i veri amanti della nostra cittá ci dovremo, anche in quest´occasione, sacrificare: dobbiamo berne tanto, ma veramente tanto da poter cosí compensare chi la cittá non l´ama cosí profondamente come noi… E buon San Martino!
gianfrancoperri@gmail.com

Nella foto più in basso L’ebrezza di Noè sbarcato dall’arca – Oleo di Giovanni Bellini