Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre

Il titolo? “Bisogna ricominciare il viaggio… sempre“: una citazione di José Saramango de Sousa, lo scrittore poeta e gionalista portoghese scomparso da qualche anno, che fu premio Nobel di letteratura nel 1998. Una citazione che giá qualche tempo fa aveva richiamato, forse un po’ inconsciamente, la mia attenzione e per questo motivo avevo voluto pubblicarla sul mio diario di Fb. Ho poi cominciato a scrivere in questi giorni quello che aspiro possa diventare un libro, piccolo modesto e semplice come lo sono tutti i miei libricini di scrittore amateur, il cui soggetto sará “Brindisi raccontata“.

Ancora un libro quindi dedicato alla mia cittá, che é un racconto, anzi tanti racconti, scelti e riassunti tra quelli in cui mi sono imbattuto, raccontati da viaggiatori, da quei miei amici ideali quindi, quali sono tutti i viaggiatori del tempo e dello spazio, e da quelli che hanno conosciuto e scritto di Brindisi in particolare.

A leggere quei tanti racconti, scritti in tempi cosí diversi e cosí distanti tra di essi, e scritti da viaggiatori, personaggi e persone tra di loro altrettanto differenti ed apparentemente altrettanto distanti, é stato inevitabile ritornare col pensiero a quella citazione di Saramango, e ritornare poi anche a ripercorrere con il pensiero i miei tanti e tanti viaggi intrapresi fin dalla prima gioventú e mai interrotti, cioé “sempre ricominciati“, proprio come quelli di molti di quei viaggiatori d´altri tempi che nel loro andare hanno visitato anche Brindisi. Non ho potuto quindi evitare di cercar di scoprire piú da vicino il significato della citazione di Saramango, o quanto meno il significato “per Saramango“ di quella citazione, e di cercar poi di scoprire le ragioni di quel voler viaggiare, di quel voler ricominciare il viaggio sempre, che hanno evidentemente spinto in tutti i tempi quei viaggiatori, anche fino a Brindisi. Forse perché quel significato e probabilmente anche quelle ragioni, altro non sono che le stesse del mio viaggiare e del mio “ricominciare il viaggio… sempre“.

E ricominciarlo da Brindisi naturalmente: perché é da Brindisi che ho spiccato il mio primo volo su Mustang P51, un vecchio aereo militare ad elica accompagnato a soli sei anni da mio padre, aviatore dell´Aeronautica Militare; perché é da Brindisi che ho preso il mio primo treno verso il Nord fin fuori i confini italiani, e sempre da Brindisi ho abbordato la mia prima nave per traghettare a Oriente; e perché, e sopratutto perché, é da Brindisi, dalla panchina del porto di Brindisi, che ho contemplato, per ore ed ore per giorni e giorni, gli approdi e le partenze di quelle navi, enormi e maestuose ai miei occhi di bambino e di adolescente, che numerosissime e dai nomi insoliti e quasi fiabeschi si avvicendavano freneticamente al cospetto di tutti noi Brindisini negli anni ’60. Per Saramango “il viaggio non finisce mai; solo i viaggiatori finiscono, e possono peró persistere nella memoria nel ricordo e nella narrazione; l´obiettivo finale di un viaggio altro non é che l´inizio di un altro viaggio… sempre“. Per tutti gli altri viaggiatori, la ricerca del significato e delle ragioni del loro viaggiare, é stata un pó piú lunga ed articolata, ma poi qualche risposta l´ho anche trovata.

Ma da chi partiamo? Da Ulisse, certamente il primo protagonista viaggiatore narratore che registri la nostra cultura occidentale, e poi dall´ancor piú mitico Marco Polo, e quindi dal grande Cristoforo Colombo? No, forse loro sono un pó troppo lontani dal nostro tempo, per poter scoprire e discernere l´intimo significato del loro viaggiare, e magari solamente riuscirei a speculare su alcune delle ragioni storiche del loro viaggiare. Pensare invece ai viaggiatori di oggi e a quelli di solo pochi secoli addietro, mi fa certamente sentire piú a mio agio e mi facilita la comprensione, di quanto meno alcune, di quelle ragioni, e chissá mi aiuta ad intravedere meglio qualcosa di quel “significato”. Sul finire del secolo XVII cominció a diffondersi in Europa la pratica, che nel secolo XVIII divenne anche moda -quella del Grand Tour- di viaggiare, non piú per l´obbligo o necessitá di assolvere ad un obiettivo materiale specifico, ma per semplice iniziativa e volontá propria, per piacere si direbbe oggi.

Perché? Perché il viaggiare divenne il completamento necessario dell´educazione dei giovani, degli intellettuali, dei professionisti, dei diplomatici, seguendo un concetto che si riallacciava alla cultura baconiana e alla filosofia sperimentale, dunque all´idea del viaggio come esplorazione e ricerca, che in alcuni casi acquista i connotati di una vera e propria consuetudine didattica, il coronamento di una buona educazione. A partire dalla fine del Seicento e poi per tutto il XVIII secolo, epoca in cui il fenomeno raggiunse il suo culmine, il Grand Tour si concretizza come una peregrinazione di città in città alla ricerca delle testimonianze dell´antichità e la sua valenza, tuttavia, non si esaurisce nella funzione didattica, riconoscendosi che l´esperienza del viaggiare serve ad acquisire doti di intraprendenza, coraggio, capacità decisionale, ed anche conoscenza di costumi, maniere e lingue straniere. E poi, tra i sempre piú numerosi viaggiatori, cominciarono ad annoverarsi anche letterati, artisti e poeti, le cui testimonianze costituirono e costituiscono tutt´ora, un vastissimo e valoroso patrimonio iconografico, pittorico e letterario. Nell´Ottocento poi, cambió il modo di viaggiare, divenendo un pó più vicino al nostro che a quello di fine Settecento.

Con le guerre napoleoniche infatti non esiste più il Grand Tour come istituzione d´origine aristocratica e i viaggiatori non seguono più itinerari prestabiliti, ma si addentrano nel territorio per conoscerne anche le aree più ignote e inaccessibili. E accanto alla ricerca del bello classico come modello assoluto, s´impone anche il concetto di viaggio come esperienza di una realtà fisico geografica e come realtà antropologica intimamente connessa alla realtà umana. E i viaggiatori assumono profili sempre piúvariegati: ancora aristocratici e ricchi borghesi, ma anche letterati e scienziati, prelati e libertini, uomini facoltosi in carrozza e poveri artisti a piedi o a dorso di mulo, molti dei quali dettero anche conto delle loro interessanti e valorose osservazioni su luoghi visitati e persone conosciute, attraverso corrispondenze, diari, saggi, studi storici e naturalistici. E poi? Dopo gli abominevoli conflitti mondiali del XX secolo e dopo gli anni delle rivoluzioni studentesche, vissute da noi oggi sessantini con le contestazioni, le emancipazioni, i figli dei fiori ed i glob-trotters, cosa é cambiato? In quest´era di internet, della comunicazione di massa, dell´aldea globale, dei voli low cost, dei phones intelligenti e di quant´altro, cosa rappresentano i viaggi?

Qual é il significato e quali sono le ragioni del viaggiare? Ebbene, non credo che le novitá siano proprio tante. Vediamo un pó infatti, cosa ci possono sembrare le relativamente recenti seguenti affermazioni: «Per accrescere le conoscenze, i libri la televisione ed internet non sono più sufficienti: occorre intraprendere i viaggi per andare a vedere personalmente la realtà, ‘toccarne’ le forme e ‘udirne’ i suoni; e attraverso quei viaggi accrescere anche il proprio spirito, elevarlo, arricchendolo di conoscenze e mettondolo al riparo dai pregiudizi parrocchiali regionali e nazionali, sviluppando un genere di esperienza che consente di giudicare di persona gli uomini, i luoghi e le cose». «Le esperienze di viaggio sono fitte di curiosità non solo geografiche letterarie e artistiche, ma anche naturalistiche e sociologiche, perché ricche di contatti con la gente del luogo e perché favoriscono le relazioni intellettuali ed umane; e perció il fine principale che si deve proporre nei viaggi, è quello di esaminare le abitudini, i costumi, il genio delle altre popolazioni, i loro gusti, le loro arti, le loro scienze, le loro manifatture e il loro commercio, le loro credenze e convinzioni». «La dimensione del viaggio offre, in una condizione totale di sinestesia della percezione, un coinvolgimento attivo e partecipativo del soggetto rispetto all´oggetto, tale da consentire l´acquisizione di una piena consapevolezza di sé e dell´Altro, giacché ogni viaggio chiama in causa anche l´identità del viaggiatore, che al contatto con l´Altro viene rafforzata o fondata per differentiam, oppure viene ridiscussa».

«Non c´è nessuna situazione nella quale una persona curiosa possa, in modo efficiente appropriato e gradevole, informarsi su quel che riguarda i fatti della storia, come quando si trova sul posto e può toccare con mano come poteva essere a quel tempo una scena particolare di ogni grande azione, ed evento memorabile». Ebbene, forse adesso é piú chiaro perché “bisogna ricominciare il viaggio… sempre” e sopratutto, spero sia piú chiaro perché i giovani, sopratutto i giovani, da Brindisi, sopratutto da Brindisi, devono “intraprendere il viaggio”. Parola di chi il viaggio lo ha intrapreso e lo intraprende ogni volta possibile! E per concludere, é anche molto importante ricordare che “viaggio” non é sempre o solo quello che implica uno spostamento spaziale, piú o meno ampio, della propria persona. “Viaggio” é anche quello della propria esperienza di vita, quello cioé di ogni giorno di ogni mese e di ogni anno, un viaggio che “non finisce mai”, un viaggio che pertanto ed a maggior ragione “deve ricominciare… sempre”: con nuove tappe, con nuove esperienze, con nuovi interessi, con nuove e rinnovate passioni ed emozioni. gianfrancoperri@gmail.com