Il mercato di Santiago e la “chiazza”

Il Cile… -da qualche anno ci ritorno ormai con una certa frequenza per seguire gli scavi sotterranei della miniera di rame Chuquicamata nel deserto di Atacama a 3000 metri di altezza- è un paese geograficamente lontano e strano: una striscia lunga piú di 4000 chilometri che arriva fino a quasi toccare la fine della terra. E si, proprio uno dei punti della fine della terra: l ́Antartico. Un paese lungo lungo e stretto stretto, schiacciato tra l’oceano Pacifico e la cordigliera Andina. Una popolazione di soli quindici milioni, con la più bassa densità al mondo di abitanti per metro lineare di territorio!

Del  Cile avrei un sacco di cose da raccontare, riscattandole dal mío zaino dei ricordi e partendo da quel lontanissimo settembre 1973, dal tragico giorno del “golpe” che mi impedì a ultima ora di partire per fare il mio servizio civile a Valparaiso, il principale porto peschiero e mercantile del Cile, una città dalla personalità unica al mondo: una personalità forte, mitica ed affascinante, con la sua aria antica, tra il triste ed il severo, con i suoi affollati ed affumicati bar sul porto, i suoi strapiombi sul mare ed i suoi mezzi pubblici di trasporto urbano che sono in tutto e per tutto degli ascensori, un pó inclinati, grandi, lenti, ma di certo ascensori: incredibili, originali, unici e belli.

Ma oggi non sono in vena di “ricordi” e quindi vengo al dunque. In Cile  c’è tanta costa e tanto Sud. Da Santiago a Puerto Mont, che è solo a metà strada prima di arrivare a Punta Arena, sulla punta appunto del continente americano, ci si arriva dopo quasi tre ore di volo e lo scenario è già bellissimo, con un mare oceanico, blu e imponente, e con foreste millenarie, profonde dense e scure, di pinacei, antichissimi enormi e maestuosi, simili ai larici ma millenari, dal legno inscalfibile: gli alerci.

Ed in quel mare oceanico del Sud ci sono i frutti di mare: tanti, abbondanti e di tutte le specie e dimensioni, anche di grandi come non se ne possono vedere in nessun altro posto della terra. Il Cile è infatti un paese in cui i frutti di mare, tanto i crostacei quanto i molluschi, sono così comuni e così diffusi, così apprezzati e così buoni… come a Brindisi. E come a Brindisi ci sono i ricci, i tartufi, i dattili, le cozze, le vongole, i coccioli, li cannulicchi, …e poi tanti crostacei, con tante varietá di granchi e quant’altro.

Un paradiso marino vero e proprio, e con alcune specie di frutti di mare altrove sconosciute. C’é un mollusco incredibile, é esclusivo del mare cileno e a vederlo servito sembra una specie di piccolo uovo lesso senza tuorlo, ma molto molto più denso e lo si affetta quasi come fosse un salame, é un carnivoro che cresce racchiuso e protetto in un guscio durissimo, una conchiglia molto robusta, ed impiega svariati anni per raggiungere un’età matura. Si chiama “loco” che vuol dire “pazzo” e la sua pesca é limitata e molto regolata per combatterne l’estinzione.

Certo é che, come a Brindisi, solamente nel lontanissimo Cile i frutti di mare regnano così sovrani sulla tradizione culinaria di tutto un popolo. Ed infatti non é certo indispensabile spostarsi fino al sud del Cile per poter godere di tante e tanto buone prelibatezze marine. A Santiago, la capitale, ci sono numerosi ed ottimi ristoranti specializzati in pesce e frutti di mare, e proprio a Santiago esiste un altro gioiello culinario: il “Mercado Central” che altro non sarebbe, concettualmente parlando, che la nostra “Chiazza”.

Premetto subito che quello di Santiago é anche un gioiello architettonico e di ingegneria, del quale é assolutamente doveroso raccontar qualcosa, ma prima, quello che più mi piace risaltare é l’interessante, simpatico e vincente uso che di quel mercato cittadino se n’é fatto, affiancando alla sua funzione originale e comune di luogo di vendita giornaliera di prodotti alimentari, ortofrutticoli e non proprio come nella tadizione della nostra chiazza, la parallela e perfettamente complementaria funzione di luogo in cui consumare pasti. Intercalando ed affiancando in perfetta simbiosi, alle tradizionali bancarelle e banconi dell’esposizione e vendita dei prodotti, le cucine e i focolai per la preparazione dei pasti ed i tavoli per la loro consumazione. E quali i piatti più comuni e più ricercati e più prelibati? Naturalmente i piatti di mare e dei frutti di mare in particolare.

La copertura del mercato fu costruita completamente in ferro nel 1868 da Thomas Bland Garland, un ingegnere ferroviario inglese che viveva in Cile. La struttura fu progettata e fabbricata nel Regno Unito e fu quindi trasportata e assemblata in loco. Il “Mercado Central de Santiago” é ormai da tanti anni famoso nel mondo, é il centro di una rigogliosa attività commerciale e costituisce una delle principali attrazioni per i visitanti della città. E anch`io ogni volta che sono a Santiago, cerco di non farmi mancare una scappatella, fugace o meno, al “mercado central”.

E bisogna anche segnalare che l’idea oggi non è più tanto originale: sono ormai tante le città che l’hanno fatta propria, e con successo. A Madrid, c’è il famoso “Mercado de San Miguel”, in pieno centro storico, e anche il “Mercado de San Antonio” che a me piace anche di più: quest’anno ho provato un sorbetto di fichi d’India dal gusto, a dir poco, favoloso! E ancora, per solo citare due cittá appena rivisitate: Vienna e Budapest, con i loro Nachmarkt e Nagycsarnok.

Allora? L’ idea é certamente buona e vincente. E perché non realizzarla, mutatis mutandis, per la nostra chiazza ti Brindisi? Per cosi magari riscattarla dal suo continuo declino degli ultimi anni? Perché i nostri amministratori non sposano l’idea? E gli imprenditori brindisini, perché non provano ad innovarsi? Le materie prime ci sono tutte: la chiazza coperta ormai storica in pieno centro, lu pesci friscu, li frutti ti mari, i buoni ristoratori, i buongustai, …dunque la parola e l’azione agli amministratori ed agli imprenditori brindisin. Io, tra i buongustai, mi faccio avanti!

gianfrancoperri@gmail.com