Castello Alfonsino e Forte a mare: operazione salvataggio

E si! Se ne sta di nuovo parlando con insistenza, ma purtroppo “di nuovo” se ne sta parlando con polemica ed allarmismo, e l`allarme stavolta si riferisce alla sopravivenza stessa delle strutture del Castello e del Forte, ormai da anni lasciate in stato di completo abbandono.

Non è certo il caso di sommarsi anche qui all`inesauribile piena del fiume delle polemiche, delle critiche e delle colpe, ne è il caso di ripercorrere qui l`infinita serie di decisioni e sopratutto di “non decisioni” che da tempo incombono sul nostro maltrattato “castello rosso”: sarebbe un semplice esercizio di masochismo. Invece è certamente il caso di sottoscrivere l`allarme e sopratutto di segnalare chi, come tanti altri bravi Brindisini, non si vuol proprio rassegnare all`idea che si possa abbandonare ad un destino di inesorabile deterioro questo nostro valorosissimo gioiello architettonico monumentale e storico.

Il mio giovane amico Antonio Mingolla, che non è del resto nuovo ad iniziative volte alla protezione e conservazione del patrimonio storico cittadino, nei primissimi giorni di questo nuovo anno ha creato una pagina Fb, una pagina sociale intitolata “Salviamo il Castello Alfonsino e Forte a Mare” riscontrando immediatamente un grande successo e raggiungendo in pochissimi giorni le 1000 adesioni, un numero certamente destinato a crescere ancora, e rapidamente. Un`iniziativa ottima, decisamente encomiabile: bravo Toni!

La pagina oltre che interessante per i contenuti è anche bella perchè costantemente arricchita da numerose fotrografie. E tra i primi post pubblicati su questa nuova pagina Fb c`è stato anche quello che invita a sottoscrivere la petizione lanciata qualche settimana fa dall`ormai storico gruppo Fb “Brindisini la mia gente” intitolata “Intervenire quanto prima per il salvataggio del Castello Alfonsino, in abbandono totale e alla mercè di tutti” e indirizzata a Francesco Canestrini -responsabile per Brindisi Lecce e Taranto del Ministero dei Beni Culturali- e a Cosimo Consales -sindaco di Brindisi-.

E la pagina creata da Mingolla risulta essere anche stimolante: proprio oggi è stata pubblicata su di essa l`iniziativa di una manifestazione degli amici Brindisini di Friend´s Bike che si vogliono recare in massa alle porte del Forte con le loro biciclette per così cercar di richiamare l`attenzione delle autorità e dell`intera popolazione sulla problematica del castello. Bravi, e bravi tutti i tanti altri che prima o dopo vorranno sommarsi a queste iniziative o eventualmente crearne di nuove per salvare il nostro forte a mare con il suo castello.

E non è neanche questa la sede giusta per raccontare i dettagli della lunga e gloriosa storia di queste strutture difensive del nostro porto e della nostra città, le fortezze dell’isola di Sant’Andrea simboli della secolare paura dell’occidente cristiano contro l’oriente islamico, le cui prime opere di fortificazione attorno al presistente monastero dei benedettini iniziarono già per volontà del grande Federico II di Svevia.

Ma, solo per riassumere in pochissime righe, va almeno ricordato che fu il re Ferdinando I d`Aragona, che nel 1480, a seguito dell´aggressione di Otranto ad opera dei Turchi, ordinò al figlio Alfonso la costruzione di una prima fortezza a forma di torre quadrata sulla punta piú occidentale dell´isola di Sant´Andrea, all´ingresso del porto, e che i Turchi denominarono “Castello rosso” dal colore che a certe ore sembrava assumere la pietra di carpano con cui era stata fabbricata. E fu lo stesso Alfonso che proseguendo le opere di fortificazione, nel 1485 muní di un grande antemurale la torre trasformandola in castello e nel 1492 fece praticare un largo fosso per tagliare l´isola affinché il mare, passando per questo, circondasse il castello da ogni parte.

Fu invece il re di Spagna e di Napoli, Felipe II, che nel 1558 cominció a costruire il forte contiguo al castello, con lavori che durarono più di quarant`anni a causa delle varie difficoltá tecniche e dell´indisponibilitá dei materiali: «… Pareva, et era vero, alli gegnieri reali, che in quell´isula oltre il castello restasse voto fuori tanto spazio del riamanente scoglio, e che in esso potevano l´inimici aver larga piazza da formarvi alloggiamenti e batterie, come nella guerra di Lautrech s´era per esperienza visto …».

L´isola di Sant´Andrea andava allargandosi man mano a che s´inoltrava a maestro, e cosí la nuova fortezza assunse quasi la forma di un triangolo isoscele il cui vertice era sull´antico castello. Sugli angoli di base, di cui l´uno mira a settentrione e l´altro mira  a mezzogiorno,  fu  eretto  un  fortissimo cavaliere con terrapieno e con larga piazza al di sopra. E in ognuna delle due cortine che dalla fortezza vecchia si distendono lateralmente fino agli angoli alla base, furono fatti due baluardi, e dalla parte interna delle mura furono fabbricate grandi e comode caserme adatte per alloggio di soldati e ricoperte da solida volta ridotta a strada utile per il passaggio delle artiglierie.

Si convenne poi di lasciare le due fortezze disunite, ingrandendo e approfondendo il fosso giá praticato da Alfonso d´Aragona al momento della costruzione del castello e trasformandolo in una darsena di collegamento tra le due strutture.

A chi vuole approfondire le conoscenze sulle fortezze, segnalo questi tre interessanti siti web:

http://www.brindisiweb.it/monumenti/castello_alfonsino2.asp

http://granafert.it/la-citta/castello-alfonsino.html  http://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/brindisi/brindisimare.htm

E ritornando adesso al problema di fondo, all`inizio ho voluto segnalare quello che è molto probabilmente l`aspetto peggiore di questa triste vicenda relativa alla mancata conservazione e valorizzazione di questo gioiello di Brindisi: “la non decisione”. Indubbiamente il nemico maggiore, il nemico più diffcile da combattere e da sconfiggere, il più inesorabile dei nemici perchè è sempre in attività, non riposa mai neanche per un solo istante, e anche perchè è ben alimentato dall`esercito dei “signor NO”, di quei sempre numerosi personaggi che, a più o meno autorevole o autorizzato titolo, altro non sanno fare di meglio che opporsi e contrastare ogni iniziativa, anche se timida e anche se non sufficientemente dibattuta. Non c`è peggior decisione di quella che non si prende mai! Un luogo comune forse, ma un luogo spesso semplicemente vero.

Il mio amico Giancarlo Cafiero, al cui incontro alla Valigia delle Indie mi è sempre piacevole e sorprendente ¨andare¨ ogni qualvolta rivisito Brindisi, qualche tempo fa mi mostrò, tirandolo fuori bien ripiegato dal bel mezzo di una cartella impolverata estratta dal fondo di un ancor più impolverato scaffale, un ritaglio di giornale di qualche anno addietro -L`Eco di Brindisi- che riportava lo stralcio di un´intervista che gli era stata fatta a proposito di un curioso episodio al quale, in gioventù, aveva casualmente assistito.

Era la primavera inoltrata del 1960 e si era abbastanza vicini al castello, anzi lo si vedeva benisssimo dalla terrazza di quello che era il rinomatissimo ristorante brindisino “La sciaia a mare” ed a tavola, a pranzo, c`era un personaggio quanto meno poco comune per non dire eccezionale, nonchè inconfondibile: il magnate armatore greco Aristotele Onassis.

Giancarlo, da abituè del locale quale era, non tardò molto ad essere informato dal signor Adami, il carismatico direttore della Sciaia a mare, sulle dettagliate circostanze di quella illustre visita: Onassis in persona era venuto a Brindisi perchè desiderava verificare la possibilità di acquistare o affittare il castello per adibirlo a Grand Hotel e Casinò Internazionale: ne era entusiasta e credeva fortemente in quell`idea, un`idea che secondo lui era “indubbiamente vincente”, per il suo business ed anche per il castello e per la città.

Onassis aveva contattato in quel suo viaggio tutte le varie autorità, ed erano tante e tante, competenti sulla materia, ed in primis il sindaco della città ed il comandante della Marina Militare alla cui custodia a quel tempo il castello era assegnato. Poi incontrò anche l`autorità portuale, il prefetto ed i responsabili locali del patrimonio storico e monumentale della nazione. Gli incontri furono tutti cordiali, naturalmente, e non mancarono le promesse di interessamento e disponibilità al progetto… A parole però, perchè del progetto non se ne fece assolutamente nulla e tutto si insabbiò fin dall`inizio di fronte alla difficoltà di poter stabilire di chi, di quale istituzione cioè, fosse realmente l`incombenza.

Questo raccontato da Giancarlo ormai non è che un semplice e simpatico aneddoto e forse tutto sommato quei tempi non erano ancora maturi per un`idea così “stravagante”. E poi del resto, all`epoca quelle strutture ancora militari non erano state del tutto abbandonate. Inoltre quei 100 posti di lavoro offerti ai Brindisini non facevano ancora tanta gola… tanto stava per arrivare la Montecatini!

Ma assurda quell`idea probabilmente non lo era del tutto, visto che cinquant`anni dopo sembra essere tornata in qualche modo d`attualità:

Castle under experience” è un progetto nato qualche mese fa da un gruppo brindisino formato da giovani e professionisti, presentato al concorzo “Ars” -Arte che crea occupazione sociale- indetto dalla fondazione “Accenture“. Un progetto che ha raggiunto l`entusiasmante quattordicesimo posto su un totale di cinquecento candidature presentate a livello nazionale.

Il progetto prevede «…riscoprire e far rivivere il castello attraverso una chiave di lettura innovativa: non un bene statico destinato ad una mera fruizione museale, bensì il cuore pulsante e dinamico della vita socio-culturale del territorio. E ciò mediante un`offerta di esperienze destinate tanto ai turisti quanto ai cittadini, che non si esauriscono all`interno del castello ma che dallo stesso prendono il via. Un progetto anti-degrado e anti-abbandono, con offerte che oltre a quelle più classiche museali e storiche, spaziano dai laboratori di cucina tradizionale, riciclo artistico, falegnameria navale; ai forum per eventi socio-culturali; alle palestre in terra ed in mare per sport nautici e pescaturismo; etc. Il progetto inoltre prevede anche la realizzazione una serie di numerosi e variegati servizi culturali e ricreativi, ed include infine un`analisi economica iniziale per la valutazione del livello degli investimenti necessari e per valutare il potenziale di autofinanziamento di esercizio del progetto…». 

Poi si è anche parlato di alcune grandi catene alberghiere interessate (?), ma nulla di concreto.

Ci sono i fanatici ed i detrattori di queste idee, ma ci sono anche coloro i quali in modo serio e responsabile segnalano prudenza ed allertano sulla necessità di, sulla base di proposte serie ed interessanti, stabilire con razionalità e chiarezza i paletti e le regole di un eventuale progetto da affidare all`iniziativa privata e stabilire un efficiente sistema di costante ed attento monitoraggio sulla sua realizzazione.

Questa non è però la sede per schierarsi a favore di una qualche idea specifica, ed ancor meno di condannarne a priori qualche altra. Qui si vuole solo dar risonanza ed eco alle idee costruttive e preoccupate il cui principale obiettivo, assolutamente prioritario ed urgente, è quello di combattere quest`immobilismo che si sta rivelando essere funesto per i destini di questi inestimabili gioielli della nostra città. Bisogna “decidere ed agire” con urgenza e con intelligenza: la peggiore scelta, ed in questo caso senza alcun dubbio, sarà proprio quella di “non decidere” e di “non agire”.

gianfrancoperri@gmail.com