Emancipazione culturale: anticamera di incivilizzazione?

Non é certo il primo né l´unico segnale di questo genere, quello che oggi mi ha scosso con la lettura mattutina di una notizia marginalmente pubblicata sul principale quotidiano italiano ed accompagnata dal corrispondente video, ripreso da una telecamera di sorveglianza (Clicca qui) :

«…Scippa una donna in pieno centro a Napoli ma nessuno cerca di fermarlo. Nessuno, tranne un giovane nordafricano. Il video pubblicato, immortala quello che è accaduto nel cuore della città partenopea l´1 febbraio. Un tentativo di scippo, un uomo in scooter strappa la borsetta a una donna e la fa cadere a terra. Intorno, tante persone. Ma nessuno fa niente, tranne un nordafricano, che senza alcun indugio scatta per tentare di frenare lo scippatore, lo fa cadere, recupera la borsa che consegna alla signora, gli inveisce contro e cerca di impedirgli di allontanarsi. Mentre gli altri passanti non reagiscono e alcuni sembrano addirittura voler rassicurare lo “sfortunato malcapitato” scippatore caduto a terra. Alla fine lo scippatore riesce a scappare, nonostante il nordafricano cerchi di impedirlo e si dimeni non poco, ma vanamente, per convicere gli altri presenti a reagire contro il delinquente, il quale per fortuna non riesce a farla franca, solo perché incastrato dal filmato della telecamera di sorveglianza…».

Dopo aver scritto di botto il testo di questo mio blog, ho visto che lo stesso filmato é stato ritrasmesso anche dal telegiornale: qualcun altro ha quindi considerato essere rilevante l´episodio o forse, come é successo a me, le circostanze che lo hanno caratterizzato, il che mi ha fatto piacere. Un segnale, quello che mi ha trasmesso quest´episodio, che per fortuna non mi é giunto da Brindisi, anche se bisogna aggiungere che purtroppo altri simili e recenti, ed altrettanto se non ancora piú clamorosi, mi sono invece giunti anche da Brindisi. Se pur la notizia e l´episodio in se sono evidentemente semplici e liniari da processare, il titolo che ho voluto assegnare a questo mio scritto invece è, o quanto meno vuole essere, un pó meno liniare e un pò piú articolato, con l´intenzione di riuscire a stimolare riflessioni che possano andare piú in lá della semplice condanna del delinquente con magari anche l´encomio del ragazzo che gli si é contrapposto.

Due sono infatti gli aspetti, apparentemente solo circostanziali, dell´episodio che hanno invece richiamato la mia riflessione: da un lato il profilo del ragazzo, un nordafricano evidentemente socialmente marginato se non addirittura mendicante, come ha ipotizzato l´articolista del quotidiano; dall´altra la reazione, anzi meglio detto la “mancata” reazione, dei tanti altri presenti, numerosi e tutti di certo socialmente accomodati o comunque socialmente integrati. Eppure questa volta la scena si svolge in pieno Sud, e pertano non é neanche possibile tentare di scudare quel comportamento dei tanti, dietro la presunta freddezza o flemma del carattere dei cittadini nordici. E allora? Come mai si sta perdendo la capacitá della tradizionale giusta ed emotiva reazione, la capacitá di indignarsi e quindi di preoccuparsi per un´ingiustizia commessa o per un´azione violenta, la capacitá di accorrere in aiuto di chi é debole ed in evidente difficoltá, la capacitá di tentare spontaneamente di impedire fisicamente una malefatta, la capacitá di condannare il condannabile? Ed in piú: tale incapacitá di reagire non sembra limitarsi ad essere una caratteristica solo individuale e pertano in certa misura giustificabile da un qualche comprensibile senso di paura oggettiva e di autoprotezione di fronte ad un delinquente potenzialmente violento, ma sembra essere anche un´incapacitá collettiva, quasi una specie di “nuova” tendenza generale, di “moda”, di definitivo mutamento dell´idiosincrasia delle persone integranti la nostra intera societá.

E si, perché di mutamento evidentemente si tratta, e purtroppo di un mutamento da considerare involutivo: prima, i comuni cittadini delle nostre cittá non erano cosí, i nostri padri non erano cosí, ma anche noi un pó meno giovani di altri, non eravamo cosí. Potrei raccontare, e son certo che per molti sarebbe altrettanto semplice farlo, piú di un qulache sgradevole episodio, piú o meno paragonabile a quello in oggetto, al quale nella mia infanzia o nella mia giovinezza mi sia capitato di assistere ed in cui la reazione dei passanti sia stata assolutamente diversa da quella dei signori del filmato e sia stata invece piú, diciamo, simile a quella del giovane nordafricano marginato. E allora? Ma non siamo noi cittadini del secolo XXI molto piú educati ed acculturati di quelli vissuti nel secolo scorso?

Ma, per esempio, quanti alfabetizzati, scolarizzati, diplomati e laureati in piú compongono la nostra popolazione cittadina attuale rispetto a quella dei nostri padri e dei nostri nonni? Sicuramente una percentuale sostanzialmente piú elevata! E quindi la nostra é certamente una societá “culturalmente” molto piú avanzata delle precedenti. Ma avanzata lo é anche “civilmente”? Naturalmente la logica suggerisce che cosí debba essere, ma lo é realmente? Eppure certi episodi e certi comportamenti come quelli descritti sembrerebbero invece indicare esattamente il contrario. E come é ció possibile? Come spiegarlo? E perché quel ragazzo nordafricano, quasi certamente poco educato e poco acculturato se non addirittura analfabeta, si é comportato come si sarebbero comportati nella loro stragrande maggioranza i nostri padri ed i nostri nonni, per lo piú meno acculturati di noi e dei nostri giovani, e quindi mediamente anche meno di quei tanti assistenti all´episodio? Provo a dare una risposta, che peró vuol in parte essere anche una provocazione: L´evoluzione socio-culturale che ha indubbiamente caratterizzato tutta la nostra societá a partire dall´último dopoguerra, tanto per non andare molto indietro nel tempo, ci ha educato permettendoci di essere piú colti e piú informati, ci ha insegnato ad essere critici e riflessivi, ci ha fatto progredire materialmente, ci ha aiutato ad avvalerci di molti dei diritti propri di una societá civilizzata, etc.

Tutti indici, quelli elencati, rappresentativi di un´indubbia evoluzione socio-culturale e che dovrebbero pertanto esserlo anche dell´evoluzione civile di un´intera societá, della civilizzazione appunto: chi é piú educato, piú colto, piú informato, piú critico, piú riflessivo, piú materialmente benestante, piú rispettato nei propri diritti, etc. dovrebbe essere anche piú “civile”, avere cioé piú senso civico, verso i fatti e le cose pubbliche e verso i fatti e le cose private altrui, e sopratutto verso i meno fortunati e verso i piú deboli ed i piú indifesi. E dovrebbe al contempo sentire la dirompenza della spinta naturale ad intervenire reagendo contro le ingiustizie ed i sopprusi di ogni genere: non solo quelli commessi contro di se, ma anche quelli commessi contro gli altri; quelli commessi dalle amministrazioni pubbliche, ma anche quelli commessi dai singoli. Ma se ció non succede, vuol dire che la societá é malata, la societá ha smarrito la giusta rotta, ha privilegiato solamente alcuni aspetti propri dell´evoluzione sociale, ma si é dimenticata di privilegiare al pari, tanti altri aspetti dell´evoluzione civica: la giustizia terrena e la solidarietá umana, innanzi tutto! Forse anche per la nostra cittá sarebbe stato meglio progredire un pó meno in educazione, in cultura, in informazione, in critica, in riflessione, in benessere materiale, in diritti personali, ed in cambio progredire di piú, anzi non regredire, in quanto a giustizia materiale e solidarietá umana. E certo…, naturalmente mi si dirá che una cosa buona non necessariamente deve escluderne un´altra di buona, ed é vero -…forse-. Ma la mia voleva essere una provocazione!

gianfrancoperri@gmail.com