Una nazione, un popolo, o solo un assieme di individui?

Una nazione?

Certo è giusto e va anche bene che in tanti si siano preoccupati di stigmatizzare i fischi che all`inno nazionale sono stati indirizzati nell`olimpico di Roma in occasione della recente finale di coppa Italia disputata tra il Napoli e la Fiorentina lo scorso 3 maggio.

Ma mi vien da chiedere: Non sarà magari questo spettacolo anch`esso un risultato quasi naturale, dopo tanti anni in cui …fin dai banchi di scuola in molti si sono sforzati di farci apprendere che la nazione è una pericolosa invenzione intellettuale pregna di atavismi irrazionali, umori maschilisti e potenzialmente razzisti? Non sarà che a forza di ascoltare da molti pulpiti, ufficiali e non, come lo stato nazionale sia stato e sia tuttora la fonte di tutti i mali anziché forse di qualche bene e quant`esso sia ormai superato e inservibile, molti ne sono restati convinti?

Colmo tra i colmi è poi che siano in buona parte proprio quegli stessi predicatori del fantomatico internazionalismo a oltranza che oggi, e non solo in Italia, sparano ipocritamente a zero contro l`Europa, avendo preferito ridiventare sardi, catalani, bretoni, gallesi, veneti e quant`altro e avendo scelto di dedicarsi a fomentare quella retorica populista indipendestista e separatista, demagogicamente sfruttata dalle ambizioni dei novelli capipopolo, o peggio ancora, presa a pretesto per i propositi violenti di quegli sparuti gruppetti di ebeti che anche noi italiani non ci facciamo mai mancare.

In assoluta esclusiva europea invece, in Italia ci pregiamo di quello strano fenomeno grazie al quale se la delinquenza ed i delinquenti operano dentro uno stadio di calcio o nei suoi pressi, non sono tali e non vengono perseguiti a norma di legge, come se si fosse scelto di considerare che la violenza da stadio sia una violenza light, una leggerezza inevitabile ed intrinseca a quello sport, una specie di peccato di gioventù. Mentre, forse, dovrebbe invece sorgere legittimo il sospetto che tra quei delinquenti da stadio e quei fischiatori da stadio, qualche legame ben stretto ci sia. O no?

D`altra parte è anche vero che di questo nostro inno nazionale, gli appartenenti a molte delle attuali generazioni ne conosciamo in tanti le note, ed in pochi le parole, essenzialmente grazie alle vittorie della Ferrari e grazie proprio alle trasmissioni televisive delle partite della nazionale di calcio! E non precisamente per averlo praticato a scuola… sempre appunto grazie a quell`insulsa “moda” ampiamente consolidatasi dopo l`ultimo dopoguerra in cui, per esempio, a molti risultava intellettualmente gratificante parlare di “italietta”, e meglio se con la “i” minuscola.

Quindi? Qualcuno reciterà un mea culpa? E no, qui non ci si dimette da nulla, neanche di fronte ad ogni qualsiesi sorta di flagranza, figuriamoci un mea culpa ideologico!

Un popolo?

“Un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”.

Certo, in buona parte quel “popolo” lo siamo stati, e in parte lo siamo tuttora. E comunque ogni tanto ce lo rileggiamo, anche grazie alla fortunosa circostanza che a nessuno dei tanti nostrani politici, intellettualoidi e amministratori lungimiranti, sia balenata l`idea di abbatterlo, quel “colosseo quadrato”, quale obbrobrioso simbolo del nazionalismo fascista sorto all`EUR, il quartiere romano che avrebbe dovuto ospitare l`esposizione universale del 1942, poi saltata per ovvi motivi bellici, e parlare al mondo con il linguaggio architettonico del classicismo con al centro del progetto il Palazzo dai mille archi,  straordinario incompiuto e politicamente rinnegato con la caduta del regime. Progettato negli anni ‘30 da Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano, fu inaugurato ancora incompleto nel 1940, fu poi aperto nel dopoguerra e finalmente completato negli anni ‘50.

Peccato però che siamo, anche, un popolo “di mafiosi, di politicanti ciarlatani e predatori, di mammoni e di ultras imbecilli”.

Un assieme di individui?

Di sicuro perlomeno questo attributo non ce lo può togliere nessuno, ed aggiungerei: individui e non solo, ma spesso e volentieri “individui intelligenti incisivi e creativi”, anche se molti altri essenzialmente “furbi”. Però la consolazione rischia di essere pirrica…

«…Dopo un naufragio approdarono su un`isolotto deserto ed assolato due uomini: uno statunitense ed uno italiano, credo di origini pugliesi. Lo statunitense era un professionista di mezza etá mentre l`italiano era piú giovane, quasi un ragazzotto, aitante e di mestiere faccendiere.

Non si sa bene come andarono esattamente le cose, ma sta di fatto che dopo circa una settimana dall`approdo si era raggiunto il seguente equilibrio: lo statunitense aveva il compito di raccogliere i frutti selvaggi reperibili, cercare molluschi e quant’altro di commestibile vi potesse essere sulle rive, raccogliere la pochissima acqua che gocciolava da qualche avara sorgente che bisognava andare ad incontrare su per l`impervia collina adiacente, accendere il fuoco di sera etc., etc., perché da ragazzo era stato boyscout e tutte quelle cose, ricordava come si dovessero fare. Il faccendiere italiano si era invece autoassegnato il compito di studiare di sera le stelle e le costellazioni per cercare di identificare l`esatta posizione geografica dell`isolotto, visto che lui da ragazzo era stato appassionato di astronomia e quindi ne sapeva abbastanza; poi per il resto poteva fare ben poco perché si sentiva depresso e, sfortunatamente, durante le vicissitudini del naufragio doveva anche aver preso inavvertitamente qualche colpo su una delle gambe che gli faceva ancora cosí tanto male che quasi non riusciva a caminare.

Dopo qualche altro giorno, sullo stesso isolotto approdó una scialuppa di salvataggio con una dozzina di altri naufraghi miracolosamente sopravvissuti, metá italiani e metá statunitensi. Anche qui non si sa bene come siano andate esattamente le cose, ma sta di fatto che i due gruppi decisero di separarsi. Trascorsero cosí le settimane ed i mesi fino a quando i naufraghi statunitensi furono avvistati da una nave, grazie al sistema di segnalazione che avevano ideato e posizionato: erano in buon stato di salute, avevano organizzato una comunitá ordinata e lavorando a rotazione avevano costruito un rifugio, coltivato un orto, etc.

Naturalmente ci si preoccupó di andare a soccorrere anche i naufraghi italiani che si erano stabiliti dall`altra parte dell`isolotto: erano tutti vivi anche se un pó malandati; dormivano alle intemperie e mangiavano saltuariamente, si era creata qualche inimicizia nel gruppo peró anche loro si erano ben organizzati: avevano creato due o tre commissioni, una per i servizi, un`altra per la sicurezza, un`altra per qualcos`altro, un disgraziato si era ammalato e non poteva far nulla, ma alcuni erano convinti che si trattasse solamente di uno sfaticato che fingeva di star male per non lavorare, mah, chissá!… ”».

E già: uno scugnizzo napoletano puó anche “far fesso” un dottore, per esempio statunitense, di fatto spesso con un`apparenza da boyscout nonostante l`etá. Ma piú statunitensi, o magari tedeschi, messi assieme, come comunitá -leggi popolo o nazione- quasi sicuramente prevarranno, e di gran lunga, con la disciplina, la solidarietá e l`educazione, con insomma il senso civico ed il loro radicato sentimento d`appartenenza, molto aldisopra delle nostrane diffuse meschinità pseudo  intellettual-umanisticheggianti.

E allora? Potremo mai noi italiani tornare ad essere, o forse “finalmente diventare”, una vera nazione? O quanto meno: Torneremo mai a meritar d`essere veramente “un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori, di trasmigratori“? O invece siamo ormai condannati a restare per sempre un “assieme di individui”, magari intelligenti incisivi e creativi, ma anche tanto “furbi”?

gianfrancoperri@gmail.com