11 settembre di 40 anni fa. In Cile

In Sardegna, nella miniera di ¨San Giovanni¨, vicino Iglesia, stavo per completare il mio mese di tirocinio del quarto anno al Politecnico di Torino. Dopo una settimana sarei andato per un mese a Roma per frequentare all´ICU -Istituto per la Cooperazione Universitaria-  il corso preparatorio per poter, l`anno seguente subito dopo la laurea, partire per il servizio civile… partire per insegnare all`istituto tecnico peschiero di Valparaiso, una città portuaria del Cile, il porto più importante del paese, subito a sudovest di Santiago, sull´oceano Pacifico.

E a Roma puntualmente ci andai, e puntualmente frequentai il mio corso…, ma a metà corso giunse una comunicazione dal Ministero degli Esteri… i programmi di cooperazione con il Cile erano stati tutti sospesi… i cooperanti italiani già in Cile sarebbero rientrati… venivano continuamente fermati per strada da polizia ed esercito… perchè avevano i capelli lunghi e vestivano l`eskimo… E già! anch´io avevo i capelli lunghi e vestivo l`eskimo!

E allora? cosa succederà con il mio sevizio civile? Poco male, ci sono altri programmi di cooperazione nel mondo… in Sudan per esempio. L`unica cosa che sarebbe cambiata nel mio corso preparatorio romano sarebbero state le lezioni di lingua… non più lo spagnolo, ma il francese… Proprio un peccato, io volevo andare in Sudamerica e proprio in Cile… pazienza, in compenso la professoressa di francese, Christelle, era molto più ¨interessante¨ del professore di spagnolo, …ma io in Cile ci volevo proprio andare e invece non ci potetti andare … anche se finalmente il servizio civile lo feci in spagnolo,  in Sudamerica… a Guayaquil in Ecuador… e meno male, perchè di francese in quelle settimane a Roma non imparai proprio un bel niente…, ma devo ammettere che Christelle era decisamente ¨molto interessante¨.

Finito il corso a Roma seguì il rientro a Torino, al Politecnico per completare gli ultimi esami e la tesi…, ma quell`autunno a Torino si respirava molto Cile… Gli Inti Illimani, un complesso musicale d`avanguardia, composto da quattro giovani cileni ed un equadoriano, era sato sorpreso dal golpe in turnè in Italia, proprio a Torino… e allora noi studenti subito a organizzare un primo concerto al Palazzetto dello sport in solidarietà con il popolo cileno…    ¨El pueblo unido jamàs serà vencido¨ e ¨Venceremos¨ le canzoni più gettonate. Poi, con l`inverno e la primavera, molti altri concerti, tanti cortei, tante manifestazioni… e intanto in Cile avanzava e si consolidava la repressione.

Quindi partii per il servizio civile a Guayaquil… e tra gli studenti ed i professori della Escuela Superior Politecnica del Litoral, tanti studenti e tanti professori cileni…, erano tutti esuli fuggiti più o meno rocambolescamente dal loro paese… Tante loro storie e tanti loro racconti, tante loro esperienze… tristi esperienze… E la repressione in Cile si consolidava,… e si ¨raffinava¨ ed il numero degli esuli continuava ad incrementarsi.

Uno studente di ingegneria elettrotecnica, Monciolo il suo nome per gli amici, aveva un aspetto particolarmente severo, trapelava una tristezza quasi intrinseca… Poi un giorno, anzi una notte già molto sul tardi, dopo qualche bicchiere di rum in più, ci raccontò qualcosa, non moltissimo in verità, della sua esperienza lì in Cile, nei giorni immediatamente seguenti al golpe. Lui rimase una settimana circa accampato, si fa per dire, nello stadio di calcio assieme a tanti altri giovani ¨pericolosi sovversivi¨ ed in più occasoni fu ¨interrogato¨ dall`esercito che finalmente lo lasciò ritornare a casa sua. Il medico di famiglia, al visitarlo e senza fare molte altre domande gli chiese: ¨nell`orinare durante quanti giorni hai osservato abbondante tracce di sangue? …Circa 3 o 4 rispose… Meno male repicò il medico, allora a te è andata bene, non devi preoccuparti per le tue condizioni fisiche, ti riprenderai del tutto in pochi giorni…¨

Poi, finito il servizio civile, seguì la mia rinuncia alla carriera universitaria già intrapresa al Politecnico di Torino e la scelta di rimanere in Sudamerica… a Caracas in Venezuela. Ed in Venezuela ancora tanti cileni esuli, ancora studenti, ancora professori universitari, e tanti altri professionisti, tecnici e non, uomini e donne, singles e sposati, e con anche vari bambini.

Di nuovo tante storie e tanti racconti e tante tristi esperienze… Un mio studente cileno di ingegneria mineraria, Hugo, poi divenuto mio stretto amico, era rimasto incarcerato nel deserto di Atacama per qualche mese… La sua colpa? essere studente universitario, avere i capelli lunghi e vestire come un hippie, senza giacca e cravatta… e comunque… ¨dal chiaro aspetto sovversivo¨.  Era stato incarcerato nel deserto di Atacama al tempo della ¨operaciòn condor¨ e della famigerata ¨caravana de la muerte¨… e alcuni dei suoi compagni di università e di prigionia andarono ad ingrossare il numero dei ¨desaparecidos¨… Lui ebbe molta più fortuna… il giorno dopo che era stato rilasciato e collocato bendato su un autobus che lo avrebbe scaricato dopo 20 ore nella piazza del paesino dove vivevano i suoi, giunse nel luogo della sua prigione, una caserma militare in mezzo al deserto, …la ¨caravana de la muerte¨ e… uno si e uno no dei prigionieri che erano ancora lì, fu portato via… molti fra loro, per sempre!

Poi, dopo tanti anni, in Cile ci andai… e naturalmente visitai anche Valparaiso. E più recentemente, per lavoro ed in più occasioni, ho anche visitato il deserto di Atacama, a più di 3000 metri di altezza: il deserto più arido al mondo. In Cile in tanti incontri di lavoro e non solo, con cileni della mia età o più giovani o più anziani, non mi è mai capitato di sentir parlare del golpe, ma un giorno, in uno dei viaggi aerei da Santiago a Calama, la città in pieno deserto di Atacama sorta a ridosso della miniera di rame a cielo aperto più profonda del mondo ¨Chuquicamata¨, viaggiai con un numeroso gruppo di donne, per lo più anziane, qualcuna della mia età e qualcuna anche abbastanza più giovane.

Erano amiche, si conoscevano e si frequentavano da tanti anni… ritornavano regolarmente al deserto di Atacama. Ogni volta per circa una settimana: seguivano un programma di ispezione sistematica, anzi di setacciamento, del deserto, ogni volta su un diverso pezzetto di deserto… Cercavano di scoprire tra le pietre, segnali e tracce, anche e sopratutto umane, dei loro cari, mariti, padri, fratelli, figli… desaparecidos quarant´anni fa. Avevano prove certe che in molti furono giustiziati ed abbandonati tra quell´infinita infinità di pietre, sole e vento…

E FORSE SAREBBE BENE CHE QUALCUNO DEI NOSTRI FAMIGERATI POLITICI O PSEUDOPOLITICI, PRIMA DI CONTINUARE AD EVOCARE L`ESISTENZA IN ITALIA DI GOLPISTI E DI COLPI DI STATO IN ATTO, SI INFORMASSE, MAGARI FACENDOSELO RACCONTARE DA UN CILENO, DI COSA SIA UN GOLPE!

gianfrancoperri@gmail.com

 

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