L’amicizia ai tempi di internet

Un amico -reale, non virtuale- mi ha inviato un link con il quale mi riferiva, suggerendomi di dargli uno sguardo, il libro Facebook and Philosophy: What’s on Your Mind? pubblicato nel 2010 da Craig Condella, professore di Filosofía della americana Salve Regina University di Newport. Il testo mi é sembrato veramente interessante e mi sono rammaricato di non averlo potuto leggere nello stesso anno della sua pubblicazione, il 2010, l´anno coincidente con il mio sbarco su Facebook: quante cose avrei potuto scoprire e capire piú in fretta! Ma forse meglio cosí… in fondo alle volte c´é piú gusto nella scoperta che nel semplice apprendimento. E forse, letto ora che ho un pó di esperienza, l´ho anche apprezzato di piú.

L´autore riflette sul fatto che il processo mediante il quale si formano l´amicizia e le associazioni  di amici via internet sia in effetti sottilmente differente da quello che governa la formazione “reale” delle amicizie e dei gruppi di amici: i due fenomeni non sono quindi sinonimi! Il primo é quasi istantaneo, mentre il secondo é piú lento e piú lungo da cui, tra molto altro, l´inevitabile differenza del risultato.

Quindi, partendo da Aristotele e citando anche Cicerone -e da qui l´originalitá del testo- Condella disserta sul fenomeno delle reti sociali, riconoscendone alcune peculiaritá positivamente interessanti e riferendosi poi in particolare alla facilitá con la quale esse permettono la formazione di amicizie e di associazioni di amici virtuali che, nella maggior parte dei casi peró, si rivelano essere inevitabilmente caratterizzate da poca profonditá ed in conseguenza da un marcato carattere temporale che ne impedisce la sostenibilitá. Il tutto in netta contrapposizione al ¨non virtuale¨ ossia, in contrapposizione al “reale”.

La premessa é che Aristotele distingue tre categorie di amicizia, differenziandole gerarchicamente:  amicizie per l´utile, amicizie per il piacere e amicizie per l´elevazione. Quelle per l´utile sono le amicizie che si materializzano quando ci si beneficia mutuamente: a scuola, a lavoro, in ufficio, in attivitá professionali o impresariali. Quelle per il piacere sono le amicizie con le quali si gode mutuamente di una qualche attivitá: il cinema, il gioco, lo sport, il viaggio, o una qualsiesi altra abitudine sociale. Quelle per l´elevazione, definite anche superiori, son finalmente le amicizie collegate da un senso condiviso della vita e quindi da tanti elementi virtuosi: il bene, il rispetto, l´ammirazione, e altri valori. Gli amici per l´elevazione si augurano reciprocamente il meglio perché si interessano gli uni agli altri, cosa che tra molto altro richiede -lo afferma anche Cicerone- «…il massimo acconsentimento sulle cose divine ed umane, con sincera benevolenza…».

Alle prime due categorie di Aristotele appartengono le amicizie passeggere, che cioé si formano facilmente e che si dissolvono con altrettanta facilitá, ed é per questo motivo che nel trascorrere della vita la maggior parte delle amicizie solo costituisce una lunga sfilata con costanti entrate ed uscite di protagonisti. Si tratta quindi di amicizie casuali circostanziali ed intrascendenti, mentre la vera amicizia, quella “reale” o comunque la piú genuina e veramente gratificante, per essere tale deve assolutamente implicare qualcosa in piú che il divertimento o il beneficio mutuo. L´amicizia autentica inoltre, solo puó esistere tra persone le cui buone intenzioni reciproche abbiano resistito il passo del tempo e perció, non bisogna meravigliarsi che tali amicizie siano rare: senza la prova, non unica naturalmente ma necessaria, del tempo, l´amicizia genuina non puó esistere. La volontá di essere amico si concepisce facilmente, peró la amicizia in se, no: e sono due cose ben distinte, anche se spesso si é portati a confonderle ed accomunarle.

Ed allora? Come la mettiamo con le amicizie digitali? Quelle tipiche delle varie reti sociali? A quale categoria le ascriverebbe Aristotele? Certo é, che in quanto alla quantitá sono incompatibili con quelle considerate essere amicizie “reali” perché sarebbe materialmente impossibile averne 50, 100, 1000, 10000, 100000 etc. etc. Ed in quanto alla qualitá?

Decisamente le amicizie delle quali parla Aristotele, e specialmente quelle che lui  considera “superiori”, molto poco o nulla hanno a che vedere con le moderne amicizie virtuali. E giá, ma forse perché Aristotele é solo un personaggio arcaico e le sue idee e la sua visione della vita sono fuori dai nostri tempi, quindi inapplicabili… e punto e basta?

Si certo, forse…, o forse no? Forse l´amicizia, prescindendo dalle circostanze attuali in cui la sua definizione é costantemente abusata dal frenesí delle reti sociali, implica cose che trascendono il tempo e le innovazioni tecnologiche? Forse gli elementi essenziali dell´amicizia sono cosí rilevanti adesso come lo sono stati nel pasato e come continueranno ad esserlo in futuro? Sará forse ancora vero che, come dice Aristotele, «…non existe alcuno che senza veri amici lieto di viver sia, anche se tutti gli altri beni in abbondanza avesse…»?

Dal punto di vista di Aristotele quindi, é la stessa natura umana che porta a desiderare di avere amici e non fa essere felici senza di loro. E pertanto, non c´é da sorprendersi troppo del grande successo di Facebook e di alcune altre piú giovani reti sociali, visto che in una qualche misura tutte di fatto tendono a soddisfare un desiderio umano basico.

Peró attenzione, lo si é giá segnalato: il solo desiderare di avere molti amici non comporta necessariamente di trovarli nella realtá. Aristotele infatti identifica ed esalta solo gli “amici virtuosi” perché tutti gli altri di per sé non garantiscono una vita felice. La migliore delle amicizie, affermano sia Aristotele che Cicerone, é quella que é nata ed é stata consolidata dalle virtù, e non certo dal potere, o dalla fama, o dalla ricchezza materiale, e neanche dal divertimento o dallo svago. Gli amici “veri” sono solo quelli che si aiutano reciprocamente a navigare attraverso la vita e che celebrano la possibilità di diventare persone migliori: si aiutano reciprocamente cioé, a diventare persone migliori.

Aristotele inoltre, parla della importanza e della necessitá che con gli amici si trascorra parte della vita e che con loro si comunichino “conversazioni ed opinioni”. E qui vien naturale pensarci: quest´ultima cosa é proprio quello che Facebook, Tweeter, Whatsapp, etc. ben permettono di fare: conversare ed opinare. E non solo, ma con la capacitá che hanno le reti sociali di superare le restrizioni di spazio e di tempo, sembra possano anche contrarrestare alcune delle cose che Aristotele cita quali possibili cause della fine di molte amicizie: «…la distanza dei luoghi non annulla del tutto l´amicizia, ma solo ne annulla l´esercizio; peró se l´assenza si prolunga in eccesso, sembra che la faccia dimenticare».

Sarebbe pertanto Aristotele un estusiasta di Facebook e delle altre reti sociali? Probabilmente si, se non fosse -segnala Condella- per la quantitá degli amici, per la qualitá delle relazioni (tra amici? tra conoscenti? tra amici di amici? tra conoscenti di conoscenti? tra sconosciuti?) e per la tipologia e durata di molte delle conversazioni: «…chi sono tutte queste persone e di che cosa esattamente stiamo parlando tutti in rete e per cosí a lungo?».

Racconta Condella che subito dopo aver aperto il suo profilo Facebook, un amico gli diede un benvenuto sarcastico a quel mondo, con il seguente messaggio: «…mio caro, anche tu tra noi… con altre tante chiacchiere e tante meno azioni…». E gli sembró di cogliere in quel messaggio la differenza distintiva, evidente e definitiva, tra l´amicizia virtuale e la reale:

«…mentre il tempo trascorso con un amico non è mai un momento davvero sprecato, tempo sprecato (e tolto alle azioni) sembra essere parte integrante delle attività sulle reti sociali, anche se naturalmente questo non vuol dire che tutto il tempo speso su di esse sia completamente sprecato, giacché nella misura in cui il tempo online sociale sia dedicato a chattare, a informare, a scambiare foto con un amico, si puó naturalmente considerare che una sola oretta al giorna sia ben spesa…».

Ma se Facebook e le altre reti sociali incoraggiano l´amicizia e se l´amicizia è una cosa buona, perché Condella é assalito dal sospetto, ed a momenti dalla certezza, che con esse siano in molti a star mal utilizzando il proprio tempo? Ebbene, per illustrare il motivo per cui, in almeno un aspetto, le reti sociali abusate possono diventare una minaccia per la vera amicizia piuttosto che una benedizione, torna ancora sulla distinzione aristotelica tra i diversi tipi di amicizia: Aristotele afferma che mentre le migliori amicizie sostengono imperterrite il passare del tempo, le amicizie di utilità e di piacere vanno, piú presto che tardi, per la loro strada; e sostiene che ció é nella natura umana e che pertanto é giusto, come sbagliato é invece cercare di ostacolare questo corso.

Riflettendo sugli amici attuali -afferma Condella- spesso si mostra riluttanza ad ammettere che molti di loro sono solo transitori perché tale riconoscimento sembrerebbe denigrare certe relazioni che magari risultano di piacere o d´utilitá. Ma come succede per tante altre cose, bisogna ricorrere alla prospettiva e guardando indietro si puó ben vedere come tante delle amicizie del passato siano finite, anche se spesso ci si inclina a negare che quelle relazioni passate fossero di amicizia. Aristotele peró, semplicemente direbbe che si é trattato di amicizie di una certa categoria e non di un´altra, di quelle tante amicizie -non certo superiori- che si suscitano e che é giusto che poi svaniscano in maniera naturale.

E qui sta appunto -crede Condella- uno dei tanti pericoli dell´universo delle reti sociali: le amicizie che estinte da tempo rivivono artificialmente e, ancor peggio, quelle di amici di amici che altrimenti non sarebbero mai nate, mettono molto spesso nella posizione, a volte scomoda ma non per questo evitata decisamente, di accettare come amico qualcuno del quale non abbiamo saputo piú nulla da venti o piú anni o, ancor peggio, qualcuno che non conosciamo e con cui non abbiamo mai parlato. Certo, si potrebbe sempre ignorare l´indesiderato e l´intruso o, con l´intenzione di non offendere, decidere magari di accettare di scambiare solo qualche battuta prevedendo che possa non avere seguito. Forse, ma considerando la quantità di persone che si sono incontrate nella vita e tutte quelle che si continueranno a trovare sulle reti sociali, anche certi brevi scambi finiscono poi con solo incrementare la quantitá a scapito della qualità. E poi -Condella- continua a spiegare:

Come per tutte le innovazioni tecnologiche, Facebook e compagnia danno qualcosa come una spada a doppio taglio. Da una parte aiutano a conservare amicizie che altrimenti appassirebbero e dall´altra, con la propensione a mantenere, ritrovare, o creare dal nulla amicizie a bizzeffe, rischiano di inceppare le amicizie profonde, proprio quelle che contano di più e che non possono fiorire pienamente nella sfera virtuale. 

Come eros, anche philia -l´amicizia- richiede tempo, dedizione, comprensione e sacrificio e tutto ció puó materializzarsi appieno solo se radicato nel mondo reale piuttosto che nel virtuale e pertanto, anche se le reti sociali hanno la capacità di fomentare alcune amicizie, non bisogna mai lasciare che siano esse a dettarle. Anche se una spalla virtuale per piangere può essere meglio di nessuna spalla, quella virtuale non  potrá mai soppiantare quella autentica e bisogna avere ben chiaro che Facebook e le altre reti sociali possono, al più, mantenere durante un pó di tempo la conversazione o il contatto tra amici fino al prossimo incontro reale. Credere in qualcosa di molto diverso o, peggio ancora, farsi prendere dall´entusiasmo o dall´eccitazione della novitá, solo condurrá inevitabilmente a delusioni e ripensamenti tardivi: quanto meno, avremo perso miseramente buona parte del nostro tempo e lo avremo sottratto all´azione, alla creativitá, all´amicizia ed all´amore.

Finalmente Condella ritorna su quella che lui considera essere la riflessione regina sull´amicizia: «…amico é colui che ci aiuta a diventare migliori…». Quindi l´ultima domanda che si pone è se le reti sociali rendono migliori le persone, e risponde con un deciso «si e no» e lo spiega cosí:

«…Considerando che gli amici per rimanere amici devono comunicare tra loro con certa frequenza anche a grandi distanze, nella misura in cui le reti vengono utilizzate per facilitare e mantenere questa comunicazione promuovendo la conversazione informale, certamente contribuiscono positivamente all´amicizia. Ma considerando tuttavia che l´amicizia per essere tale oltre a coinvolgere la conversazione deve irrinunciabilmente comportare l´azione, e dato che le reti sono fortemente desequilibrate e carenti in questo senso, allora quel loro contributo positivo prima segnalato rimane essere ben poca cosa…».

E per concludere ricalca: «…Indipendentemente dalla quantità e dalla frequenza della comunicazione reciproca, gli amici devono anche essere fisicamente presenti perché la mera presenza virtuale non è sufficiente per mantenere ed ancor meno per costruire un´amicizia. Gli amici devono essere fermamente radicati nel mondo reale perché possano reciprocamente fornire qualcosa di significativo per la felicità personale. L´amicizia esclusivamente virtuale, per quanto numerosa ed onnipresente che sia, mai sará in grado di renderci migliori… anzi!…».

Giunti a questo punto, dopo Condella Aristotele e Cicerone, non mi rimane che -con tutta la modestia del caso-  integrare con qualche tip personale quanto fin qui ho sinteticamente voluto condividere dell´interessante libro di Condella.

Del resto giá in altre occasioni, ed anche su questo stesso blog, ho trattato alcuni dei temi e delle esperienze personali in relazione a internet, a Facebook ed alle reti sociali piú in generale, ed in questo contesto mi sembra opportuno cominciare col trascrivere che secondo me «… in sintesi, Facebook e quindi anche le altre meno diffuse reti sociali, sono quello che ognuno vuole che siano, nel senso che le si può utilizzare nel modo in cui si vuole: in modo giocoso, in modo serio, in modo ricreativo, in modo commerciale, in modo professionale, in modo utile, in modo pragmatico, in modo pericoloso. Da qui l`enorme importanza di averla assolutamente chiara questa nozione, perchè Facebook e le altre reti infatti, non si possono e non si devono abbordare in forma passiva per quello che sono, ma invece devono essere affrontate in forma attiva, e quindi farne ciò che si vuole, e non invece subirle per quello che esse pretendono di fare e di far fare! Chiaro? Forse non tanto, ma l`idea è quella di provare a far riflettere…».

Ed entrando un pó piú nel merito, sono giunto alla conclusione che delle reti sociali “se ne puó parlar male e se ne puó parlar bene” e quindi ha pienamente ragione Condella quando, alla domanda se le reti sociali migliorano la nostra esistenza e rendono migliori le persone, risponde: «si e no».

“E se ne puó parlar male” perché, restando ancora centrati sul tema dell´amicizia, in rete spesso si consuma un inganno subdolo a danno dei tanti sprovveduti che la popolano. A questi la rete nasconde o fa dimenticare che l´amicizia, quella vera ed autentica, solo puó nascere dall´interazione, viso a viso, durante un relativamente lungo periodo di tempo. Tutti i cinque sensi rivestono un ruolo importante nel processo della formazione di una amicizia: impossibile che in rete ci si possa scambiare uno sguardo di condivisione, stringersi in un abbraccio, piangere su una spalla disponibile, ridere all´unisono a squarciagola. E fa dimenticare -la rete- che le persone comunicano in molti modi: col tono della voce, con la gestualità, con lo sguardo, con l´espressione del viso etc. E che le parole, dette o scritte, sono solo la cornice di un quadro che, solamente con la complessità della totalità della comunicazione, si rende davvero comprensibile.

Di quanti litigi in rete causati da fraintendimenti siamo stati involontari spettatori passivi, o forse attivi? Quante persone conosciamo che abbiano discusso a causa di un fraintendimento o di un malinteso causato dall´uso “improprio” di internet? E quanti di quegli spiacevoli episodi si sarebbero potuti evitare se solo tutti avessero avuto ben chiari nella propria mente quei concetti sui limiti intrinseci alle reti sociali e avessero quindi usato la tecnologia in modo piú corretto?

Non si dovrebbe pertanto mai banalizzare l´impatto emotivo che possono avere strumenti la cui penetrazione tecnologica nelle dinamiche interpersonali impone invece di riflettere sulla realtà di tante relazioni che anche tra amici veri possono alle volte essere complicate, figuriamoci tra eventuali amici virtuali, ossia tra sconosciuti.

Succede inoltre che a volte, e purtroppo anche di frequente, ci si collega persino con persone che della nostra vita reale non hanno mai fatto parte -come gli amici di amici- e si condividono idee, foto, commenti, barzellette, pettegolezzi, le famigerate faccine ed altri segni che si prestano ad essere interpretati da ognuno a proprio uso e consumo: molto spesso dal ricevente in maniera diversa che dal mandate. E nei casi piú patologici, con gli amici -anche con i solo virtuali- ci si contatta costantemente, anche per le motivazioni più assurde banali ed inutili: ci si contatta e ci si esprime continuamente, spesso di fretta e distrattamente, cercando alle volte di condensare pensieri complessi che si é convinti che gli altri capiranno esattamente come sono stati concepiti, nonostante gli manchi tutta quella quota di ragionamento e di comunicazione non verbale che vi è intrinsecamente nascosta dietro.

Ed é cosí che accade che la maggior parte delle comunità in rete si rivelano essere molto spesso deboli perché basate su una intimità artificiale e sul miraggio di tante ed immediate relazioni umane che peró spesso mascherano un vuoto esistenziale. Il rischio conseguente é quello di restare immersi in un mondo infantile ed irreale nel quale i fattori di esclusione finiscono con essere  più di quelli di integrazione.

“E se ne puó parlar bene” perché, obiettivamente, ci sono un sacco di “usi” che delle reti sociali si possono fare in maniera assolutamente vincente, in generale ed anche nel campo proprio dell´amicizia in particolare.

Se si chiama o si scrive ad un amico senza avere nessuna urgenza e nulla di specifico in mente, si rischia in genere di causare stupore o irritazione perché probabilmente l´amico non ha in quello stesso momento la libertà di parlare informalmente, impegnato come puó essere in altre sue attività. Ebbene, la comunicazione via rete sociale risolve egregiamente questo inconveniente perché permette ad ognuno di aprire una finestra sul proprio mondo -su ciò che si sta facendo in quel momento, su come ci si sente o su cosa si sta pensando- in un modo che non invade il tempo o lo spazio dell´amico o degli amici, permettendo loro di scoprire il tutto, ed eventualmente rispondere, secondo la propria disponibiltá.

Il rintracciare vecchi amici e vecchie conoscenze puó spesso risultare piacevole e persino  gratificante. Il ricevere notizie fresche da parenti e amici, o leggere loro racconti non invadenti, puó allo stesso modo risultare utile o divertente. Vedere come crescono i bambini di parenti e di amici lontani che non si possono visitare con frequenza, o mostrare loro come crescono i propri, é indubbiamente una gran bella soddisfazione. Poter trattare di temi specifici di particolare e raro interesse con interlocutori educati preparati e dalle caratteristiche affini alle proprie, puó rivelarsi veramente positivo e costruttivo.

Determinati “usi” delle reti sociali possono finanche portare all´apertura di orizzonti nuovi, e a nuove conoscenze ed esperienze. E la comoditá e velocità di comunicazione possono facilitare la diffusione di idee e di nozioni e la partecipazione a dibattiti e movimenti di opinione, e anche facilitare la possibilità di eventuali interessanti nuovi contatti professionali etc., etc., etc.

Ma allora, cosa si deve concludere? Che sono troppe le contradizioni sul tema? Che non é possibile capire da quale parte sta la ragione? Ebbene, io non credo che si tratti di effettive contradizioni sul soggetto in questione, né che si tratti di dover scoprire se hanno ragione i detrattori o i paladini delle reti sociali.  Credo francamente che il vero nocciolo della questione stia nelle differenze dell´approccio con cui ci si approssima e ci si confronta con tale soggetto.

In realtà i nuovi modi di stabilire relazioni sociali quando “intelligentemente” affiancati ai modi tradizionali, altro non possono costituire se non una interessante integrazione e quindi, in ultima istanza, un arricchimento personale e sociale. E i problemi essenzialmente sorgono quando l´approccio non é sufficientemente “intelligente”, e sto naturalmente parlando di “intelligenza emozionale e intelligenza sociale”.

Ogni persona matura, psicologicamente e spiritualmente equilibrata, con una vita sociale professionale e personale soddisfacente, teoricamente dovrebbe solo beneficiarsi delle tante risorse offerte dalle reti e con quelle potrebbe anche sviluppare ulteriormente la propria personalità, senza comunque subirne troppo gli effetti piú negativi. Se tuttavia la persona non é del tutto matura o non é sufficientemente equilibrata, teoricamente corre certo piú di un pericolo, fino a rischiar di esaurire la propria energia relazionale solo nel mondo virtuale.

Questa é la teoría e, come ben si sa, la pratica non é mai -per nostra fortuna- cosí netta né cosí rigorosa.  E quindi, con un pó di pragmatismo é facile poter rettificare quelle tesi, ed in tal senso io potrei ad esempio affermare che: «…per evitare i vari rischi e per godere sanamente dei tanti benefici offerti dalle reti sociali, puó essere necessario e sufficiente che dopo un eventuale e comprensibile primo sbandamento iniziale in cui puó capitare di immergersi ai primi contatti con la rete sociale, ci si prenda una pausa di riflessione per pensare su ció che si sta facendo e su verso dove ci si sta dirigendo: pensando, riflettendo, capendo, selezionando e finalmente, rettificando. Ma attenzione, bisogna farlo prima che sia troppo tardi, prima che il tempo consumato, sprecato e sottratto all´azione, sia giá troppo…».

E per chi é giá andato un pó oltre, é forse giunta l´ora di “desocializzarsi un pó nell´online” e tornare alla vita reale, reimparando a comunicare in modo corretto e riscoprendo le relazioni autentiche. Come? Disconnettandosi ogni tanto, anzi sempre piú spesso, finché si é ancora in tempo per poterlo saper fare… e prima che riesca quasi impossibile.

La tecnologia non è certo una nemica… anzi, ma per affrontarla al meglio é bene educarsi ad usarla ed é necessario imparare a gestirla in modo corretto per potersene cosí ampiamente beneficiare, consci al contempo dei suoi limiti intrinseci e dei potenziali pericoli che nasconde.

gianfrancoperri@gmail.com