Fringe: piú di tremila spettacoli in un solo mese. Edimburgo e il suo progetto da imitare

Quest´anno, al contrario di quanto generalmente evito accortamente di fare, avevo deciso di visitare Brindisi in piena estate. Ma, avendo ben chiaro in mente la condizione impostami da mia moglie di non valicare il limite massimo di una sola settimana di potenziale esposizione all´insolazione ed eventuale disidratazione estiva, avevo programmato di ripartire verso il piú Nord Europa possibile, prima che giungesse a Brindisi il sol leone di agosto: Dublino e poi Edimburgo le due mete selezionate, e a Edinburgh siamo puntualmente sbarcati il 7 di Agosto.

Niente male e, in completa sintonia con la nostra principale aspirazione: temperatura mite, anzi fresca, anzi fredda, con anche un discreto corredo di pioggia. Ma si sa, questa atmosfera meterologica é parte integrale di Edimburgo ed é una atmosfera meterologica certamente indissociabile dalla “atmosfera globale” di questa bella e molto suggestiva cittá nordica. Ma a Edimburgo ci attendeva anche un interessante fuoriprogramma. In effetti qualche sospetto che in cittá ci fosse un qualche evento importante lo avevo avuto al momento di prenotare l´albergo e nello scoprire quello che mi era parso essere un valore eccessivo delle tariffe, anche se poi avevo abbandonato ogni incipiente sospetto attribuendone tutta la colpa alL´elevata relazione cambiaria tra la sterlina e l´euro.

Peró, lungo il percorso dall´aeroporto risultó inevitabile notare il succedersi con sempre maggiore frequenza di manifesti pubblicitari che annunciavano vari spettacoli ed il ricorrere su di essi della scritta “FRINGE”. Poi in albergo, dopo i convenevoli rituali, il consierge ci consegna un due o tre volumi con sulle diverse copertine scritto “FRINGE” augurandoci un “buon festival”. Quindi, cominciando avidamente a sfogliare quei volumi, cominciammo finalmente a capire qualcosa di quell´ormai famigerato “FRINGE”. Il Fringe è un festival open-access che significa che il programma include chiunque abbia uno spettacolo da presentare ed un luogo, tra circa i 300 disponibili in cittá, disposto ad ospitarlo. L´Edinburgh Festival Fringe non produce spettacoli ma invita chiunque voglia eseguirne uno a farlo, e la partecipazione si basa esclusivamente sull´iniziativa delle ormai decine di migliaia di artisti che scelgono ogni nuovo anno di partecipare, senza alcuna preselezione né giurie né premi o classifiche: una vetrina per artisti affermati e per nuovi talenti del teatro, la commedia, la danza, l´opera e la musica.

E tutto ció succede nella scozzese Edimburgo ogni anno ad agosto, dal 1947 quando il Fringe nacque come evento alternativo all´ufficiale e molto formale Festival Internazionale di Edimburgo. In quell´anno, otto compagnie teatrali si presentarono in cittá non invitate in quanto scartate e, nonostante non facessero parte del programma ufficiale, poterono presentare in vari eventi paralleli le loro produzioni alternative, ottenendo un grande sucesso di pubblico e di critica e creando di fatto e involontariamente un eccezionale punto di incontro spontaneo per le arti universali dello spettacolo. Il nome Fringe nacque l´anno seguente, dopo che Robert Kemp, giornalista e drammaturgo scozzese, rassegnando il secondo Festival Internazionale di Edimburgo, scrisse: «Sembra che quest´anno “a margine” come se si tratti di una “frangia” [“fringe”] del festival ufficiale, ci siano molte più interessanti iniziative rispetto al passato… Temo proprio che molti di noi non staranno a casa durante queste sere d´agosto».

Quell´evento negli anni é cosí cresciuto, in fama qualitá e dimensioni, che in questo agosto sono 3.193 gli spettacoli inseriti dal 1° al 25 in questo incredibile e suggestivo festival di Edimburgo chiamato “Fringe”: il più grande festival di arti sceniche al mondo, la celebrazione di innumerevoli -quest´anno circa 50.000- performances con migliaia di artisti provenienti da ognuno dei cinque continenti del pianeta. Ma non sará certo degli spettacoli che voglio qui scrivere: é questa infatti cosa da critici d´arte o quanto meno da esperti e ferrati in materia. Io invece, che di spetacoli -tutti musicali- del Fringe ne ho visti solo cinque, voglio raccontare dell´atmosfera, non di quella meterologica, ma di quella “magica” che si respira in ogni momento del giorno e della notte ed in ogni angolo della cittá in questi giorni di agosto a Edimburgo. Ed eccoci per strada, sotto il classico grigiore di Edimburgo o sotto il raro sole scozzese: gente vestita e semi nudi, colori, paesi e soprattutto, una energia giubilante che intrappola tutti quelli che sprovvedutamente camminano su e giú per le strade acciottolate della città vecchia, con i suoi edifici e sottopassi risalenti al 1000, o per quelle della cittá nuova iniziata a costruire nel 1760, con i suoi austeri ed eleganti edifici splendidamente conservati.

É quasi impossibile non essere immediatamente partecipi di quella specie di follia generale, mentre le mani si riempiono di foglietti volantini e opuscoli di tutti i generi che annunciano ogni tipo di spettacolo, e mentre le orecchie continuano a ricevere sussurri o grida con brevi sinossi di questo o quel lavoro teatrale, spesso dalla bocca degli stessi attori ed artisti che invitano al proprio prossimo spettacolo.

I circa trecento luoghi in cui si svolgono gli spettacoli, dal mattino alla sera alla notte, e in alcuni casi durante tutta la notte, sono disseminati su tutta la lunghezza e la larghezza della storica cittá ed ognuno di essi costituisce di per se una gradevole sorpresa: da alcuni dei classici teatri stabili, alle varie sedi universitarie e collegiali, ai tantissimi spazi chiusi ed aperti temporalmente ed efficientemente adibiti a teatri, nelle scuole, nelle chiese, nei parchi, nei cimiteri, nei cortili, nelle cantine e scantinati degli storici edifici: in centro e piú in periferia.

Intorno ad ognuno di queste centinaia di sedi teatrali, l´atmosfera é puntualmente allegra e quasi festosa: le bacheche stracolme; le file, per lo piú ordinate e disciplinate, per comprare o ritirare i biblietti per gli spettacoli, e quelle, tante, parallele per entrare agli stessi; gli studenti numerosi che assistono i visitatori ai vari servizi; gli stessi attori ed artisti, magari giá od ancora in costume, che entrano e escono; uomini e donne, giovani e meno giovani, tutti assieme e in tutte le lingue del mondo, come in una gioiosa Babele; e poi… gli immancabili bar, frequentatissimi e fornitissimi di ottima birra e favolosi wiskies, scottish single malt per caritá! E per coloro i quali il consultare un programma o il prenotare uno spettacolo e rispettarne l´orario costituiscono un insopportabile stress, niente paura: tutto ció non é imprescindibile, ovunque si vada, in qualsiasi bar o pub o club, sempre e specialmente dopo le nove di sera certamente ci sará una buona performance, e se questa non é dello stile preferito, poco male… basta finir rapidamente di bere la propria pinta di birra o il proprio bicchiere di wisky e quindi uscire ed avviarsi al seguente bar!

Certo, quelo di cui sto parlando non é cosa da poco: nientemeno che il piú grande e piú famoso festival delle arti sceniche al mondo, e che ha giá da tempo brillantemente superato i cinquant´anni di luminosa esistenza. Eppure l´idea geniale che é alla base di questo straordinario fatto é reltivamente semplice, e sopratutto é imitabile e riproducibile: l´arte e la cultura universali, libere di manifestarsi in tante delle proprie forme e libere di esprimersi e diffondersi in un contesto urbano storicamente ricco, culturalmente aperto, accogliente, promotore e facilitatore. In contrasto vengono invece in mente alcune pseudo festicciuole e alcune sagre di incerta tradizione, che sanno a mercato rionale delle pulci o, peggio ancora, sanno a fiera compionaria di prodotti di scarsa qualitá occasionalmente e speculativamente importati da chissá dove per essere mostrati ed essere venduti a sprovveduti malcapitati…

E si, con veramente poche eccezioni, a Brindisi ne abbiamo viste e ne continuiamo a vedere proprio di tanti colori. E, sempre in contrasto con quel di Edimburgo, tornano inevitabilmente alla mente quei tanti luoghi cittadini che, pur non ancora distrutti, sono da tanto tempo dimenticati ed inutilizzati: il cinema Di Giulio, il cinema Poli, il Lucciola, l´arena Adriatica, la Stiva del Circolo nautico, il Salone delle feste della stazione marittima, gli spazi del Collegio navale, il Castello Alfonsino e quello Svevo, la Scalinata Virgilio, etc., etc. Quanti spettacoli e quante degne manifestazioni di autentica cultura potrebbero ospitare quei luoghi! Quanta ricchezza culturale, e non solo culturale, potrebbero generare alla cittá quei nostri luoghi urbani! Certo, non sono trecento, ma dieci per incominciare non sarebbero pochissimi! gianfrancoperri@gmail.com