Brindisi: una città che è tutto un giardino? Magari

Quando alcuni anni fa, il direttore Gianmarco suggerì di assegnare al mio Blog il suggestivo titolo “Via da Brindisi”, commentò: «… ritengo fondamentale il contributo di questo brindisino perché spesso, da lontano, da molto lontano come lui, rivedendo ogni volta la città dopo più o meno lunghi intervalli di tempo, si ha la possibilità di osservare e esaminare con maggiore obiettività ciò che avviene in questa Brindisi …». Ebbene, temo proprio che questa volta deluderò il direttore e, magari, anche molti lettori, visto che quello di cui scriverò, quello che cioè ho visto in questa mia visita estiva alla nostra città, quello che per prima cosa ha attirato questa volta la mia attenzione andando in giro qua e là, lo hanno visto veramente tutti, e tutti i Brindisini ne potrebbero parlare o scrivere, senza necessità di troppa obiettività. Il titolo ironico di questo mio Blog, infatti, si vuol riferire allo sconcio spettacolo che a tutti, cittadini, visitanti, turisti e transitanti circostanziali di ogni genere, stanno offrendo in questi giorni le strade della città, in centro e in periferia, a est e ad ovest, a nord e a sud: i marciapiedi, i bordi delle vie, i muri di cinta, di case, di monumenti, di palazzi, eccetera, sono disseminati di erbe spontanee, erbacce naturalmente.

Qualcuno dirà…, ma dai, le erbe spontanee non sono il peggio, anzi sono niente a confronto delle cartacce, della cacca di cani, delle buche e sconquassi d’ogni tipo, tanto per restare nell’ambito dei marciapiedi, senza voler andare oltre. Giusto! È vero, le erbe spontanee non sono certamente il peggio, però sono, direi, molto “sintomatiche” dello stato di incuria e quasi di abbandono in cui sembra versare l’intera città: “Se l’erba cresce spontanea sui marciapiedi e sui bordi delle vie, vuol dire che su quei marciapiedi e su quelle strade non c’è stato un accenno di manutenzione alcuna durante giorni e settimane e molto probabilmente mesi”.

E non è certo necessario essere un giardiniere o un agricoltore per poterlo dedurre, e non è neanche necessario venir da fuori città o dall’estero, per notarlo: salta alla vista di, credo, ogni normalissima persona. Lo so, mi si potrebbe dire “… è colpa della situazione politica della città, è colpa del fatto che da tanti mesi non abbiamo né sindaco né consiglio comunale, ma abbiamo solamente un commissario che cura solo gli aspetti ordinari dell’amministrazione, in attesa della nomina dei nuovi amministratori della città…” Ebbene, non credo proprio che queste ragioni, per certe che siano, possano minimamente giustificare questo “spettacolo così sconcio”. Devo confessare che, in genere, non mi entusiasma in assoluto biasimare, ed ancor meno mi entusiasma o m’interessa deplorare o stigmatizzare la mia città: lo so bene, infatti, che in molti, forse in troppi, si cimentano spesso e volentieri in tale “popolare sport cittadino”, ma questa volta mi è sembrato doveroso farlo, e lo faccio brevemente, il più brevemente possibile. A complemento di quanto sopra commentato, aggiungo solo la trascrizione del commento, appena letto su Fb, del mio amico Settimio Lotesoriere: «… Corso Umberto a Brindisi: una città il cui corso principale è una coltivazione di erbe spontanee… marciapiedi rotti, cartacce dovunque, cacca di cani sui marciapiedi e ragazzi che in bicicletta scorrazzano sui marciapiedi: stasera uno di loro ha quasi investito un signore… poi il ciclista, da me ripreso, è sceso dal marciapiede, ma in controsenso… E chi vigila? …».

Ebbene, ho scritto che sarei stato breve e quindi concludo, e per farlo non trovo nulla di meglio che ricorrere al, più che usurato, refrain “la speranza è l’ultima a morire” e, visto che tra un paio di settimane avremo un nuovo sindaco, speriamo solo che la situazione della città cambi presto e sostanzialmente, anzi inverta completamente rotta e, speriamo, che tra tanti altri cambiamenti, potremo non rivedere più la città convertita in un “triste e sconcio” giardino.

gianfrancoperri@gmail.com